Logopea

(Ri)partenze estive

In Commenti on 17/06/2010 at 01:10

Siamo alle solite: l’arrivo della bella stagione (ahimè, per adesso solo sul calendario) ci prospetta la solita transumanza di esseri più o meno umani – forniti di ombrelloni, costumini, borse termiche e quant’altro – verso spiagge assolate ed acque cristalline. Però non tutti vanno al mare, il 21 giugno, e non solo perché le nuvole quest’anno non vogliono proprio saperne di sparire.

Noi di Logopea, ad esempio, dopo una breve e meritata sosta, siamo pronti a ripartire con i nostri laboratori LogLabs, fatti su misura per persone curiose, in alcuni casi addirittura ardentemente desiderose di migliorare il proprio potenziale espressivo. Persone così, che decidono di frequentare un laboratorio anche d’estate, non si possono definire che con una parola sola: speciali.

Il teatro (ma il discorso si estende parallelamente alla scrittura creativa, parte integrante di molti dei LogLabs) è gioco, conoscenza, esperienza. Non costrizione, né gara. Chi lo sceglie, sa di doversi misurare con sé stesso, oltre che con gli altri, per conoscere e gestire lati della propria personalità ancora inesplorati. In sintesi, per crescere: lo abbiamo scoperto alle elementari (o primarie, come si usa adesso).

Nella vita c’è sempre tempo per imparare, no? Bastano giusto un po’ di buona volontà, un tot di pazienza, un apprezzabile quantitativo di umiltà, per raggiungere risultati a volte inaspettati per presunta inadeguatezza o semplicemente per pigrizia. Ognuno è dotato dei propri ritmi: basta assecondarli, dando qualche occasione di recupero a chi è solitamente abituato a svegliarsi con comodo.

Una sfida nella sfida. Come la nostra.

Durante l’anno appena trascorso, tutti i partecipanti ai laboratori teatrali – in maniera proporzionale ai progressi registrati – sono stati in grado di esordire convincentemente su di un palco, o quantomeno di confermare ciò che di buono avevano già lasciato intravedere in precedenti esibizioni pubbliche. Vuol dire che la politica dei LogLabs poggia sul concreto e che la strategia dei piccoli passi produce buoni frutti, a differenza di quanti ancora credono in una didattica teatrale standardizzata, fatta di schematiche lezioni e (spesso) di costosi quanto inutili saggi di fine corso. (Stop. Questo è un post, non una propaganda elettorale o una pubblicità comparativa!).

In tempi neanche tanto lontani, gli insuccessi di un generico gruppo teatrale si giustificavano dichiarando che il teatro non è per tutti. Affermazione un po’ brusca, qualunquista ed ingenuamente limitante. Di sicuro non tutti possono essere dei primattori, ma è altresì vero che al mondo esistono comprimari, caratteristi, figuranti e comparse che – comunque – fanno teatro (per tacere dei ruoli tecnici, non meno importanti). Chiunque può giocare a fare l’attore; poi, studiando con costanza ed impegno, magari lo diventerà sul serio, e forse raggiungerà importanti ribalte televisive, cinematografiche o teatrali (previo colpo di fortuna, va detto anche questo).

Okay, stiamo sognando troppo in grande. Ma, se ci pensiamo, per tanti il sogno è già adesso, e si chiama realtà. Una realtà dal sapore di rivalsa verso sé stessi, se si credeva di non essere affatto tagliati per un’attività scenica. Ed anche nei confronti dei tanti detrattori preventivi incapaci di guardare oltre il proprio naso; quei criticoni della domenica, perennemente annoiati dai propri insuccessi, che non sanno far altro che minare l’autostima altrui attraverso la trasmissione delle proprie ansie.

Queste cose si combattono. A sferzate di penna, a suon di musica, a colpi di… scena. Allora armatevi, ragazzi. Non solo di pinne, fucile ed occhiali. Nel vostro bagaglio mettete un pizzico di impegno, la voglia di divertirsi imparando, la spensieratezza, e soprattutto l’allegria: quella sana e contagiosa, capace di rinfrescare qualsiasi giornata anche senza tuffarsi in mare.

Avete preso tutto? Allora si parte!

Giovanni Vesta

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