Logopea

Noi, Pierrot e gli interrogativi

In Commenti on 02/07/2010 at 22:18

Vorrei porre alcuni quesiti a tutti gli amici di Logopea e non solo.

Innanzitutto: dove alberga la cultura?

E inoltre: perché in questa nostra città, che ha dato natali illustri al mondo letterario, risulta ancora così difficile avvicinare il pubblico?

Non trovo risposta a queste domande; vi prego di fornirmele, qualora riusciste a risolverne il rebus. Sono pur consapevole di non conoscere ancora i meccanismi di un mondo che frequento dietro le quinte accompagnando mia figlia, lei che – a differenza mia – sembra invece aver già familiarizzato con molti dei suoi ingranaggi.

Mi dispiace quando a farne le spese è quella bella gioventù (attenzione, non quella del film) che si impegna a trovare una collocazione diversa nella società, difficile da raggiungere proprio perché inusuale.

È il caso di una giovane autrice, nonché valente attrice, Angela Caterina, la cui opera di esordio, Io Pierrot, è stata presentata il 1° luglio, presso la sala Penta della Biblioteca Provinciale di Avellino, con la classe e l’eleganza che contraddistinguono le presentazioni dei libri organizzate da Logopea, con l’attenta regia di Giovanni Vesta e il contributo musicale del Notturno Concertante. La bellissima Angela ha dato prova del suo talento artistico cimentandosi in un lavoro che, a detta del relatore Armando Saveriano, è stato lungo e faticoso, ma che ha prodotto un risultato sorprendente. La lettura interpretativa di alcuni passi del libro, affidata, oltre che alla poetessa – attrice, anche al giovane Costantino Pacilio, ci ha fatto rivivere le emozioni già provate alla messa in scena del testo, tenutasi qualche mese fa al Teatro d’Europa di Cesinali.

Il moderatore della serata, Annibale Discepolo, giornalista del Mattino, ha sottolineato ciò che rappresenta la figura di Pierrot nell’immaginario collettivo, mentre il poeta casertano Lello Agretti ha posto l’accento sulla malinconia e la tristezza, tratti distintivi dell’intramontata maschera della commedia dell’Arte, a dimora, d’altronde, in ognuno di noi: ne consegue che tutti siamo – o nascondiamo – un Pierrot.

Angela Caterina ha ricevuto il consenso unanime dei partecipanti alla serata, primo fra tutti quello dello stesso Armando Saveriano, che ha assistito paternamente l’autrice nel corso della stesura del volume. Apprezzati anche gli interventi dei piccoli Cristiana Mangiusti e Daniele Polignano, che hanno posto precise domande all’ospite, così come Costantino Pacilio ha esternato le sue personali valutazioni sul testo.

Relazionare intorno alla figura di Pierrot non è semplice, eppure voglio azzardare un accostamento, non casuale, con una vicenda di cronaca delle ultime ore.

Ho ripensato a tutto ciò che è stato detto nel corso della serata, e non ho potuto fare a meno di rapportare il mal di vivere di Pierrot al mal d’amore di una infelice ragazza della nostra terra che, triste e malinconica proprio come la celebre maschera, a differenza di questa non rinasce come un’Araba Fenice, ma – conducendo la sua auto su per una montagna – pone fine al dolore lanciandosi nel vuoto in uno strappo definitivo.

E’ vero, come dice Agretti, che in tutti noi aleggia un Pierrot, e credo ad Angela quando afferma di sentirsi Pierrot. Ma come si fa ad essere Pierrot oggi?

Roberta Giardullo

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