Logopea

Poeti e no

In Commenti on 14/07/2010 at 22:57

Si fa presto a dire poeta. Si fa presto a dirsi poeta, complice la referenzialità mercanteggiata di critici dell’ultima ora o di studiosi assetati di porcino protagonismo, convinti di sentirsi autorizzati, ex cathedra, a coonestare impunemente/impudicamente velleità letterarie ora di Testori, ora di Fortini, ora di Gatto miracolosamente reincarnati.

Ci si sveglia un mattino, s’imbratta qualche foglio di indigesti luoghi comuni traghettati con il loro bravo lessico sdrucito, ignaro della propria anoressia; dopodiché si interpella – e si corteggia – la firma presumibilmente autorevole, che imprima, in virtù di una iperbolica approvazione, il marchio di qualità a versucci malati di balbuzie e di superfluità.

Arroganza e malacreanza, in gara con la più dissennata vanità, superano di regola la scempiaggine di siffatti componimenti, mettono radici in gruppuscoli maramaldi, asserpolati in un ghetto che rifiuta di riconoscersi tale. Di conseguenza, l’unica solidarietà tra questi spavaldi ciabattini in appassionata competizione e in costante sprezzo dei reciproci compagni di traversata sulla stessa zattera, è quella di tenersi per mano, assieme ai rispettivi – spesso comuni – stentorei sostenitori: il tempo necessario per allontanare la concreta minaccia dell’increscioso disvelamento di una generale inutilità.

I critici compiacenti, in combutta con gli imprenditori editoriali, incoraggiano per ovvie ragioni le ipertrofiche produzioni in sella alla ripetitività di temi e all’autofaga clonazione di muffe e di mucillagini penzolanti dal collo di Matusalemme.

L’infezione si trasmette con velocità impressionante. Il circolo vizioso si allarga. Ogni anno. Ogni mese. Ogni giorno.

Chi fosse così incauto o masochista nell’ingurgitare la gramigna poetica che infesta bancarelle e librerie, dovrebbe ricorrere ai buoni servizi del buscopan; nei casi più gravi, al soccorso ospedaliero di flebo disintossicanti. Ma forse, vivaddio, imparerebbe a diffidare di certi freak paraintellettuali, e a fuggire da tale esercizio focomelico della sempre più attentata poesia.

Armando Saveriano

Annunci