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Essere. O non essere

In Commenti on 17/07/2010 at 18:39

Vigile, solerte, curioso e interessato, le notizie se le va a cercare scendendo in pista.

Non le ricava da internet: soprattutto, non le scopiazza. Oppure, se proprio non ha le doti per elaborare in maniera personale un’informazione da altra fonte attinta, ripiega sull’abilità lessicale per rimodellare il già scritto, senza falsarne ovviamente i contenuti, ma prestando al testo l’impronta tipica del proprio stile.

Presenzia agli avvenimenti culturali, non resta inerte, passivo e muto durante le conferenze stampa (solitamente deserte); è abile, intelligente, efficiente nell’appuntare l’essenziale da cui sviluppare un pezzo. Sa, insomma, il fatto suo.

In primo luogo, ha una conoscenza ferrata della grammatica e della sintassi nella propria lingua di appartenenza. Magari di lingue ne sa padroneggiare anche altre. Auspicabilmente possiede anche uno stile fluido, in grado di attirare e mantenere l’attenzione del lettore. Rilegge quel che ha scritto per scongiurare orrori morfologici, evitare inesattezze, scivoloni, ripetizioni, possibili refusi. Un obbligo, quando non esiste la figura – tutt’altro che trascurabile – del mitico correttore di bozze.

Non è di parte, non incensa, né discredita: espone l’accaduto.

Se la sua è una cultura reticolare, può inserire opportuni riferimenti e precisi collegamenti, attento a non correre il rischio di influenzare il lettore, rispettandone, al contrario, l’autonomia di giudizio. Dovrebbe avere, di regola, un esteso campo di interessi, e godere di una duttilità di intelletto, al di là della specializzazione (in cronaca sportiva, in scienze e medicina, o quant’altro).

Non sceglie, in base a umori o a pressioni, gli eventi da pubblicare: per deontologia professionale è tenuto, fino ai limiti ragionevolmente concessi dalle leggi dell’impaginazione, a informare senza né cernite, né censure, né colpevoli omissioni.

Non resta mai senza parole.

Non lascia mai senza parole.

Ritratto di giornalista.

Di Repubblica, Corriere Della Sera, La Stampa.

Testatine così.

Armando Saveriano

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  1. Benissimo Armando; sono i giornalisti che vorremmo, qualcuno forse l’abbiamo. Ho avuto modo di leggere la lettera tanto diffamata che la Busi aveva appeso nella bacheca di Rai 1, precisa, documentata, professionale. Non la si può ricattare perché non è licenziabile. Farà lavoro redazionale. Conosco giornalisti della carta stampata che hanno lavorato per testate di valore non inferiore a quelle citate, a settimanali “seri”, che lavorano come le escort, a chiamata, di tanto in tanto, senza alcuna certezza e molto meno pagati delle signorine di cui sopra. E’ difficile mantenere la dignità a pancia vuota. Allora ti affidi alla fantasia: creatore di eventi, massmediologo, esperto di scrittura… Ne conosco, sarebbero anche brave persone e forse anche di vaglia ma sono accartocciate su qualcosa che mal conoscono, che improvvisano, con esiti più o meno positivi.
    Che tristezza… Non è tollerato il libero pensiero e la famosa frase di Voltaire “Non sono d’accordo con te, ma lotterò fino alla morte perchè possa esprimere la tua opinione” è cosa di spiriti belli, con le rendite. Per gli altri, usci sbattuti sul viso e sguardo colmo di derisione.

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