Logopea

Un navigatore e la sua zattera

In Commenti on 20/07/2010 at 21:56

Il discorso della qualità prosegue con il secondo volume della collana Scrimia (dal provenzale escrima, scherma),  da me diretta per le edizioni Laceno.

Dopo il graffiante Gli acrobati del socio Alfonso Attilio Faia, poeta in quel di Nusco, tocca a Raffaele Della Fera, anch’egli iscritto a Logopea, che (come già in questa sede annunciato) ha proposto venerdì 16 luglio, presso la cripta del Duomo di Avellino (Chiesa dei Sette Dolori), la raccolta poetica Naufraghi e Naviganti – La colpa e la ragione.

Della Fera, dirigente del settore cultura della nostra provincia, è noto maestro del colore, ammiratore e seguace di Carlo Alleva, a cui nel 1998 ha dedicato un bel volume commemorativo. Il suo comporre è orientato verso la tradizione colta di umanisti che hanno tracciato la storia del pensiero, turbando mente e cuore; ma contemporaneamente l’esperienza della ribellione sessantottina viene raccontata con spregiudicatezza e inalterata passione. Perciò troviamo Epicuro, Socrate, Erasmo, More, Bruno, Galileo, D’Annunzio, Trilussa, Calvino e Fo accanto ai Porci con le ali, al menestrello Dylan e alla indimenticabile Joan Baez.

Anche la militanza teatrale influenza il timbro polifonico di questa poesia che – come io stesso appunto nell’aletta di copertina – impegna più che mai l’uomo e l’artista sull’interrogazione del proprio io, affinché messaggi altrimenti inaudibili trovino epifania e assumano addirittura valenza sacrale, superando la dissociazione tra i segni misteriosi del mondo imperscrutabile, i non-luoghi di una comunicazione bloccata o interrotta, le questioni fondamentali spesso ferite dagli inganni della mente e del cuore, e la forte incisione di una identità che resiste all’urto quotidiano con il grottesco e con l’insignificanza…”

La reticolare discussione che ha delineato paralleli con il mondo classico e moderno nella rivoluzione delle idee, ha citato contaminazioni esemplari tra poesia e pittura, poesia e musicologia, poesia e teatro, poesia e filosofia.

Rilievo tutt’altro che straordinario la penuria di pubblico (stavolta pronto ad imputare all’afa il pretesto ad hoc, benché nella sontuosa cripta facesse addirittura freschetto), e parimenti la sfolgorante assenza delle decine e decine di poeti, scrittori e critici che sgomitano nelle liste dei deportati… pardon… negli stucchevoli articoli dei quotidiani locali, come mitili appiccicati allo scoglio dell’istanza (patologica) di affermazione/ri-affermazione senza soluzione di continuità.

Una sola emittente, puntuale e correttissima, ha effettuato riprese e interviste.

I grandi fantasmi e le povere vittime della calura avrebbero disertato l’appuntamento, se relatori fossero stati Giacinto Spagnoletti buonanima, Alessandro Carrera, Fabio Simonelli, Seamus Heaney, Roberto Rossi Precerutti, Niva Lorenzini?

Certamente sì.

Neanche saprebbero di chi stiamo parlando.

Armando Saveriano



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