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Gli scenari mentali di Saveriano

In Libri on 22/08/2010 at 14:02

Versoñador – Scenari della mente di Armando Saveriano è una raccolta poetica importante e impegnativa per molteplici aspetti: chiede al lettore di appartenere alla schiera dei colti, onde apprezzare i frequenti rimandi a miti e mitologie, a vocaboli insoliti per il depauperamento della nostra lingua, la condivisione di un concepimento del mondo attuale (e non), più che ruvida, direi insistentemente rifiutata. Poco della persona Saveriano traspare dalla raccolta di versi che, percorrendo un trentennio di attività, dà ragione di una fedeltà alla voce, al dettato, al contenuto.

Nell’introduzione è precisato che non si avvertiranno iati né frammentarietà nella lettura, né indizi temporali tra una fase creativa e l’altra, e ne convengo: dalla prima all’ultima poesia del volume non si riesce a discriminare un prima e un dopo, quasi che il poeta conduca la sua solitaria battaglia contro avversi venti di apprezzamento senza modificare l’assetto delle vele, la rotta della sua nave. Ma quale porto ci si attende?

E’ veramente grande il porto che si intravede dall’opera: ospita grandi velieri, solitari transatlantici, vascelli fantasma; mancano le navi traghetto, quelle che vanno da qui fin lì, sicure, colme, vocianti, che portano la mente in vacanza. E un faro grande come poteva esserlo quello di Alessandria traluce sulle scaglie scure delle onde, lancia nell’aria nera il suo fascio di fotoni. Ma non si sa che il faro di Alessandria è andato perduto, abbattuto, sommerso? Certo, lo sappiamo, eppure Saveriano l’ha fissato sulle sue personali rotte; l’astrolabio gli ha fornito certezze, ma è lì, nelle cavità del suo cuore e nelle sinapsi della sua mente che vive il tracciato del percorso.

La poesia di Saveriano non ha scuola, non ha maestri, se non tutti quelli che si sono meritati l’appellativo di letterati e hanno costruito la cultura occidentale (e non solo). Fino a poco tempo fa, ma anche oggi, era – è – di moda la poesia antilirica, narrativa, minimalista, alla Magrelli; per contrasto, si fa avanti una nuova corrente che rivaluta il lirismo, il pensiero che più osa interrogarsi; ultima moda è addirittura il poema, impegno improbo, poiché non sono questi i tempi dell’unitarietà del sentire, del fluire lungo un solo letto. Viviamo in tempi senza certezza, frammisti e meticci; allora il poema è un prodotto destinato ad annacquarsi, o ad avere come destinatari sé stessi e gli amici più prossimi.

Perché bisogna crederci nella poesia, arte comunicativa che si interseca con altri linguaggi, che intreccia dialoghi, si confronta, si ferma a riflettere, e si assume l’impegno etico di non tradire la sua origine e la sua funzione. Gli aedi non scrivevano per sé, ma per chi voleva ascoltarli; allo stesso modo, il poeta non dovrebbe scrivere per se stesso e di se stesso: l’identità è un fatto sociale oltre che genetico e, se è pur vero, come afferma anche Patrizia Cavalli, che i versi non cambieranno il mondo, pur tuttavia essi devono sollecitare la riflessione nel lettore, non soltanto smuoverne il sentimento. Per quello abbiamo le canzonette.

Gli Scenari della mente, bellissimo sottotitolo della raccolta antologica, dalla mente escono e tessono ordito e trama, con l’intento di contattare gli scenari mentali altrui. E chissà che l’operazione non sia feconda e conduca oltre la banalità dominante.

Armando Saveriano – Versoñador – Scenari della mente Laceno / Mephite 2010, pp. 121, euro 8.

Narda Fattori

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  1. Ringraziando Narda Fattori per il prezioso intervento critico, segnalo che altre due interessanti recensioni al volume “Versoñador” sono disponibili ai seguenti link:

    http://www.montevergine.librari.beniculturali.it/index.php?it/657/collocazione-f-007-048
    (a cura di Domenico Donato De Falco)

    http://poetrydream.splinder.com/post/23152902/recensione-n-144
    (a cura di Antonio Spagnuolo)

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