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L’inventario di Renato Greco

In Libri on 26/10/2010 at 11:57

Poeta più che mai prolifico (trentotto volumi, dal 1989 ad oggi, escludendo le raccolte antologiche e l’opera di poesia epica in cinque volumi La lunga via, da ieri fino a dove), Renato Greco fa il miglior uso della parola letteraria; sapiente è l’andamento lirico di versi che danno pienezza, essenzialità. Un crogiolo, il suo, di osservazioni, testimonianze, dediche, esperienze, costruzioni che formano una geografia di temi, di spunti a comporre una metascienza intellettiva/intellettuale: significanza e simbolo concorrono a moltiplicare e a scomporre immagini, fenomeni, trasmutazioni, nel cui cerchio s’attraggono e si incistano ratio e pura emozione, presenze manifeste e intuizione di esistenze in acque profonde. Greco sa porsi in ascolto e non preme sui legittimi tempi d’attesa: è così che metabolizza il vissuto, è così che a volte riesce a pensare il non ancora pensato, a spiegare il possibile a venire. Si muove a suo agio tra segmenti di passato, regolazione del presente, incursioni nel progresso di fatti, di eventi, di uomini, di cose.

Sembra che in tanta generosità di temi, e prediligendo un andamento stilistico che premia le sfumature senza appesantire, egli non si ponga l’obiettivo duplice di filtrare la nominazione poetica autentica e di porre qualche punto sull’incommensurabile: gli basta, per innatismo, esplorare il pensiero-parola, l’energia emotiva nel tessuto/magma esistenziale.

Il bagaglio metaforico è rattenuto, non esondante, come in controluce, con un linguaggio pausale che raffina l’incisività di una logica della continuità (si vedano i componimenti In memoria, Dura istanti, Del poeta, Ignoranza, Un tempo il fiume, ma non solo).

Nel volume Inventario, confezionato secondo il rigore esemplare delle pubblicazioni curate da La Vallisa, predominante è il concetto nietzschiano del postumo. Ad apertura di libro l’autore espone la teoria di non coincidenza dei tempi, concetto/realtà che castiga i non riconosciuti precursori; ed ai poeti oscuri, quelli che vivono l’esilio nella misconoscenza, egli dedica il libro prefato da Daniele Giancane, fra gli estimatori dell’aedo oriundo da Ariano Irpino e trapiantato in provincia di Bari, a Modugno. 

Renato Greco – Inventario – La Vallisa 2010, pp. 143.

Armando Saveriano

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