Logopea

Bilanci

In Commenti on 07/11/2010 at 14:56

Con la fine del mese si sono concluse le due rassegne librarie realizzate da Logopea per Ottobre piovono libri. Gli appuntamenti campani (in numero decisamente minore quest’anno, nonostante la gran quantità di luoghi in grado di ospitarli) hanno avuto pochissimo riscontro sulla carta stampata, fatte salve rare e lodevoli eccezioni. Ma questa non è una novità. E’ ormai storia nota quella che vuole la cultura vera relegata a tappabuchi nelle apposite pagine dei quotidiani, naturalmente a vantaggio di sagre delle castagne, feste del topinambur e simposi sulle proprietà lassative dell’uva fragola, possibilmente D.O.C.G. (questi sì che sono culturali, altro che i libri!).

Alcuni organizzatori di eventi denunciavano, poco tempo fa, la scarsa affluenza di pubblico ai loro appuntamenti nonostante il valore degli autori e degli argomenti presentati, nonostante prestigiosi sponsor, nonostante l’allestimento di buffet d’alta enogastronomia (per invogliare anche i più restii spettatori a presenziare, prendendoli appunto per la gola). E nonostante l’invio di e-mail all’indirizzo di persone (in teoria) legate alla cultura, perché esse stesse coinvolte abbastanza di frequente. Le notizie rimbalzano, com’è ovvio. Si scopre così che book premieres ritenute fondamentali per il genere umano hanno avuto meno spettatori del numero degli astronauti sulla luna (nel glorioso luglio 1969, per chi non c’era), inclusi gli stessi autori o autrici, e i loro parenti.

Non sarebbe il caso di aggiornarle e di scremarle un po’ quelle liste, signori cari? Tanto, le scuse per esserci en passant, o per non esserci affatto, sono sempre le stesse, da che mondo è mondo: l’orario che coincide con l’appuntamento dall’estetista, i bambini da prendere (o portare) in palestra (o piscina), il dentista, i consigli scolastici (mai sentito di scuole che calendarizzano consigli ogni 2 giorni!), la concomitanza con altri eventi librari (quasi mai certificata), e via discorrendo.

Lo sanno anche i sassi. Le uniche occasioni in cui si vede qualcuno ad una presentazione combaciano, guarda caso, con la presenza di un ospite o un relatore famoso, giusto però per vantarsi coi propri amici/vicini/figli/nipotini (il classico “io c’ero”), o – qualora il qualcuno di turno avesse anche velleità scrittorie – per portare il solito buon quarto di carta, stampata e rilegata sottoforma di libro, quale dimenticabile cadeau (come già detto in questo post).

Senza volerci autocompiacere, direi che a noi di Logopea questo “Ottobre piovono libri” 2010 ha indubbiamente portato bene. Non sono mancate adesioni ed osservazioni positive da parte di autori, pubblico e critica. E non sono mancati gli spettatori, grazie a Dio.

Pienoni assicurati (e confermati) ad Afragola per la rassegna Oltre le parole, con picchi inimmaginabili per la presentazione di libri di poesia, complici la partecipazione in massa di scuole, comunità religiose, semplici curiosi ed appassionati della cultura. E forti di un pubblico selezionato, attento, preparato e partecipe, abbiamo raccolto i nostri buoni frutti anche per Voci e note d’autore, a Mercogliano, allorquando si sono visti in platea numerosi giovani prender parte agli eventi in maniera costruttiva, non passivamente come di solito avviene, ed abbassare di qualche lustro l’età media del pubblico. E poi – questo è indubbiamente un vanto – in quella stessa sede hanno fatto la loro straordinaria apparizione perfino scrittori e poeti, che solitamente non leggono altro che sé stessi.

Significa che abbiamo lavorato bene. Significa che c’è stata quantomeno curiosità intorno a ciò che abbiamo selezionato per l’occasione, dalle scelte librarie a quelle musicali. Senza dimenticarci, ovviamente, dell’interpretazione delle poesie, affidate ad un nutrito gruppo di giovanissimi (provenienti dai LogLabs) capaci di dare verde linfa ad una forma di esibizione solitamente agé, appannaggio di vecchie cariatidi sciarpamunite, di incerte signorinelle dall’aspetto smunto e tossico, o di ex giovanotti che in pubblico leggono nello stesso roboante modo – senza fare differenze – la lista della spesa, La Gazzetta dello Sport, Quasimodo e Shakespeare (con la convinzione di essere dei Gassman redivivi).

Come ampiamente rilevato da altri, Ottobre piovono libri (in tutte le sue varianti: dalla letteratura al fumetto, dal cinema alla musica) ha sempre avuto un occhio di riguardo per la scuola, a torto reputata il luogo primario in cui la cultura impera.

Verosimilmente, tanti e tanti insegnanti paludati (nel cervello e nell’abbigliamento) hanno mal digerito l’idea di doversi addentrare, addirittura fuori orario scolastico, in campi che a loro poco si addicono perché troppo moderni e sperimentali (oppure – oserei proprio dire – culturali), e perché troppo distanti dai programmi del ministero. Il risultato? Un elevato assenteismo di massa (docenti più allievi) in tutti gli eventi organizzati, fatta eccezione per Afragola. Il che – qualora fosse necessario – ha  ancora una volta smentito quel luogo comune che individua nel laureato in lettere l’intellettuale ideale, mettendo in luce nello stesso tempo l’inadeguatezza di chi la cultura dovrebbe veicolarla per condizione naturale. Impossibile ricercare figure di riferimento in siffatti docenti, da sempre ingabbiati nei loro percorsi curricolari che non consentono nemmeno la più piccola deviazione a quegli alunni che – bloccati a loro volta tra Ariosto e Saba – neanche sono consci della possibilità di imparare qualcosa d’interessante o di utile al di fuori del proprio banco.

Ormai da anni si è promossa l’idea delle scuole aperte a qualsiasi evento di interesse territoriale, ma tale proposito rimane da troppo tempo – e soltanto – su carta, a conferma di come territoriale non faccia per niente rima con culturale.

Se però, invece di presentazioni librarie, si fosse trattato della sagra del Buon Vino, con la promessa di un paio di bottiglie in omaggio per ciascun dirigente scolastico e/o insegnante accompagnatore, sarebbero corsi tutti quanti, ad alimentare una folla paragonabile solo a quella della biblica spartizione delle acque: da un lato gli estimatori del rosso nettare, dall’altra quelli che – pur non bevendone – se ne sarebbero approvvigionati per futuri regali. Natale, oltretutto, è giusto dietro l’angolo…

Giovanni Vesta

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