Logopea

Come dev’essere il poeta

In Libri on 12/11/2010 at 11:23

Lello Agretti è voce fuori del coro: voce sommessa, che scivola a pelo d’ombra, assai distante dalla babele di luci e di strida nell’incessabile querelle poetica. È come dovrebbe essere il poeta: discreto, consapevole di ogni trascendenza, sprovvisto di quell’alterigia che nutre a rodi-anima quanti vantano aristocrazie supreme di intelletto, penna e produzione. Il mite e schivo figlio adottivo di Caserta rifugge i consessi fracassoni e inutili, trova patetiche le pubbliche letture, sterili passerelle per illusi, inascoltati dalla proterva egoità dei confratelli poetanti.

L’affare della poesia spettacolarizzata lo trova indifferente, semmai lo annoia; egli diserta tale mondo fondato sui concorsi pilotati, sulle celebrazioni di questo o quel nume, sull’accaparramento del critico alla moda, compiacente dietro sostanziosi esborsi di… euro-gratitudine.

La poesia preferisce diffonderla, divulgarla, ma senza stakanovismi ansiosi, senza scintillanti investiture da sacra, nobile missione: pratica, quando e per chi è vantaggioso un simile negozio, il  book crossing. Atenei, ville, stazioni ferroviarie, aeroporti, umili panchine, sedili d’autobus: queste le sedi idonee per lasciare volumi e volumetti, nell’augurio che essi vengano raccolti e sfogliati da passanti o da abitudinari, da lettori onnivori o casuali.

Confeziona, per sé e per i pochi, deliziosi volumetti artigianali, atipici, spesso minuscoli come scatoline da fiammiferi, che contengono saggezze e riflessioni, versi stilla a stilla, considerazioni e opinioni a metà strada fra lirica e prosa. Talvolta, unendo sound a verso, produce CD, rari e suggestivi. La sua parola è come l’anima: pacata e impressiva.

Quando legge cose sue o altrui, si abbandona a sé, non intreccia artifizi: il testo scritto si trasfonde in battito di cuore e pulsazione di tempie. Egli ne è il semplice tramite. Perciò piace, Agretti.

Non ti risponde se lo chiami Michele, si riconosce solo ed esclusivamente in Lello.

Non ama, Lello, il mercato speculativo, né le pretenziose pubblicazioni ponderose e velleitarie; però accoglie di buon grado i libri, li legge senza severe pesature, a richiesta azzarda pareri e mai giudizi.

Non è geloso delle sue amicizie, non serba per sé i contatti, come un taccagno terrorizzato che altri si accaparrino o condividano le sue conquiste: in questo è unico.

Dopo tanti anni di fervore umbratile e sussurrante, chissà come si è deciso a raccogliere, in una pubblicazione non di privatissima bottega, alcuni dei testi esemplari dalla vasta addizione che conta e serba.

Ma al largo pubblico appare in binomio: con 20 disegni di Andrea Sparaco, fino a perfezionare un immaginario che nutre l’occhio e l’orecchio, nella circuitazione di ratio e senso, istanza e dilemma, tempo chiuso o dilatato, inter-zona della non-luoghità.

Cammino per cammino è un flusso per parole e immagini, con i tratti di matita che porgono il loro eloquio ambiguo ed eccitante, e il logos che pizzica sonorità fin dentro le pieghe più recondite della coscienza.

Quando due artisti confluiscono l’uno dentro l’altro, quando l’arte e l’opera sono gestalt, si coagula un evento destinato ad incidere il tempo.

Potrebbe urtare l’ipocrisia di molti il mio accostamento con altre due coppie di artisti a me cari, poiché interagiscono con il fumetto, portandolo a livelli superiori: Simone Lucciola/Rocco Lombardi, Giuseppe De Nardo/Daniele Bigliardo, questi ultimi coautori di un albo diviso in due parti, dove la storia complessa e raffinata, e le dettagliatissime tavole, assurgono a dignità effettiva di romanzo illustrato dall’insolita caratura letteraria (La via degli Enigmi e L’erede oscuro, editi da Bonelli).

Il poeta delle parole, Agretti, agisce qui più che mai in controluce: mostra e nasconde, dice più di quel che appare, e meno di quanto a volte sembri; non è un gioco della volizione o uno sfizio dell’impertinenza: il verso è traslucido e opaco, coglie l’epifania del sole e si immerge in tutti i colori del buio. Il poeta della matita, Sparaco, non gli è da meno: fissa dei punti da cui dipana l’inaspettato, ruota il senso, ma non lo capovolge mai, anche quando può dare l’impressione di avere voluto modellare somiglianze: si accosta alla parola dell’amico, l’assaggia, la soppesa, non la rinnova, ne prende spunto, capisce che essa è disposta ad essere completata e a completare. Ma anche il senso e le sottotracce dei versi offrono possibili disvelamenti altri grazie all’impatto della loro parallela essenza visualizzata. Parola ed immagine sono autonome e collegate, specchianti e interdipendenti, solitarie e sorelle, con uno speciale spettro ubiquitario.

Agretti discorre sulla vita, contemplandola, proiettandosi in essa e da essa introiettato: la parte con il tutto, il tutto nella parte. Sparaco dialoga, espande il segno, cattura il gesto e l’immobilità, coglie l’intenzione e anima l’inanimato; sa effondere i silenzi, distinguendoli dalle pause; dialoga, sì, eppure, contemporaneamente, ossimorizza soliloquiando.

Sparaco estrude città e palazzi dell’anima, filtra i numeri dell’intelletto, accoglie, raccoglie, disperde, pur mantenendo i fili. Agretti è scarno, preciso, affilato, comprime in realtà l’accumulo, come se liofilizzasse, come se trattenesse in un retino stretto che da se stesso si scioglie e libera, e fa librare. Unica eccezione alla sobrietà del breve, nella silloge, il poemetto L’esordio, che sconcerta e rassicura, inquieta e rinvia, procedendo per spiazzamenti, fino alla sibillina (e/o lapidale/lapidaria) chiusa, forse summa della ragione di dire e il prodigio di sentire.

Per una dichiarazione di poetica, Lello invita o sfida il lettore a rintracciare, ritagliandoli dal contesto, i versi cardine, le poesie contenute nella poesia, forse ipotesi di verità che si fa beffe dell’assolutezza.

Lello Agretti / Andrea Sparaco – Cammino per camminoL’arcael’arco Edizioni 2010, pp. 112, euro 12.

Armando Saveriano

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