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Per l’alto mare aperto

In Libri on 13/11/2010 at 09:12

“Questo libro è nato da molti libri e autori che ho frequentato dai miei diciotto anni fino ad oggi: libri di storia, di letteratura, di poesia e di filosofia. Questa dimestichezza ha convissuto con la mia attività giornalistica, arricchendola con il pensiero di Grandi ed essendone a sua volta arricchita dalla vita della quotidianità giornalistica.”

Con queste parole Eugenio Scalfari intraprende il suo viaggio Per l’alto mare aperto. Parole poste a margine di una pagina bianca, e che precedono la Parte prima del libro. Il titolo, di citazione dantesca, già preannuncia la complessità del discorso che il giornalista-scrittore si propone di affrontare. È tratto, infatti, dal ventiseiesimo canto dell’Inferno, protagonista l’Ulisse, che ha abusato della voglia di conoscenza, oltrepassando ogni limite.

La sete di conoscenza descritta da Scalfari è quella illuminista della modernità. Una modernità che gradatamente sta lasciando il posto ad una nuova era, e che in questo volume possiamo guardare di profilo, così da coglierne le linee generali.

Il discorso sulla modernità inizia con una chiacchierata tra lo scrittore e Diderot, che egli elegge a suo Virgilio in questo viaggio. Si occupa poi di tante altre importanti figure: per citarne alcune, Montaigne, Kant, Chateaubriand, Goethe, Proust, Poe, Joyce. Nel suo itinerario, Scalfari esamina i propositi dei vari autori, l’influenza della vita sulle opere, l’insuperabile soggettività delle interpretazioni o dei diversi stili, ed afferma che la modernità è costellata di crisi, incertezze, autosmentite, e tuttavia in cammino. In viaggio. È stata la civiltà del viaggio. Del divenire. Della conoscenza”.

Le tre tappe conclusive del libro sono dedicate a Nietzsche, a Calvino e a Montale. Dalla riflessione su Nietzsche, lunga, complessa e interessante, si evince una sorta di monito/previsione per il futuro: la perdita del centro, la moltiplicazione infinita dei centri”, anticipazione atta a sostenere quel che sarà il nuovo canone di leggerezza, esattezza ed eleganza intellettuale, come quello che Calvino sperava di trasmettere al secolo successivo.  Nell’introdurre invece Montale, l’autore parla infine del complesso di colpa che caratterizza i moderni, privo di apparente giustificazione, ma portatore di debiti immaginari per chi ne soffre.

Al termine del viaggio, il lettore avverte l’importanza del porsi domande e del cercare risposte: si sente incuriosito, si scopre un po’ diffidente nei confronti del mutevole mondo che lo circonda. Una diffidenza positiva e propositiva.

Questo libro alimenta la scintilla propulsiva per l’alto mare aperto, aiutando l’uomo a non accontentarsi della semplice apparenza delle cose, ma ad andare in profondità.

Eugenio Scalfari – Per l’alto mare aperto Einaudi 2010, pp. 286, euro 19,50.

Tiziana Correale

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