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Nel mare ci sono i coccodrilli

In Libri on 28/11/2010 at 11:36

Appena ho avuto in mano il libricino mi sono detta: “Oddio, un altro libro sull’Afghanistan”, ripensando a Il cacciatore di aquiloni. E la sensazione ha tardato a lasciarmi, perché nelle prime pagine lo scenario e perfino le parole mi davano una strana sensazione di déjà vu. Poi Enaiatollah ha tirato fuori il suo temperamento, caratterizzato da un profondo senso di fatalità e pragmatismo, e si è imposto sul vecchio ricordo. E’ pur sempre un ingenuo bambino in un mondo di bambini, tra i quali e con i quali lottare per compiere il suo viaggio, la sua fuga, ma sopporta indicibili disavventure, e si sacrifica come un adulto – quale è costretto in breve tempo a diventare – nella sua ostile porzione di mondo.

Purtroppo la sua piccola vita è sconvolta fin da quando è alto quanto una capra. Non sa nemmeno quanti anni ha (forse meno di dieci): laggiù, nel sud-est dell’Afghanistan, l’anagrafe, soprattutto per la sua minoritaria etnia sciita (gli hazara) non funziona granché. Dopo la morte del padre in un incidente, e l’epurazione della sua scuola da parte dei talebani (l’etnia maggioritaria pashtun), sua madre lo porta in Pakistan e lo abbandona, per salvarlo dal suo certo misero destino e dargli un sia pure incerto, ma auspicabile, futuro migliore.

Enaiatollah sa che la madre è tornata a proteggere suo fratello e sua sorella; soffre, ma tra lavori massacranti (in cui riesce anche ad eccellere) e giochi con i suoi coetanei, riesce a raccogliere abbastanza denaro per  raggiungere prima l’Iran, poi la Turchia, quindi la Grecia e infine l’Italia.

Incontra adulti che gli salvano la vita, gli regalano denaro e vestiti, un sorriso, addirittura una piccola fetta di tenerezza. Ma anche disumani trafficanti di uomini, padroni tiranni e ragazzi più grandi (questi ultimi spietati antagonisti nella ricerca del minimo indispensabile alla semplice sopravvivenza).

Il giovane protagonista, discendente dei mongoli, si ferisce, si ammala, soffre la fame e la sete, litiga, condivide il denaro e il gioco con i suoi coetanei, perde perfino il ricordo dei suoi cari, eppure mai si ha l’impressione che sia arrabbiato con la vita, che arrivi ad odiare il suo destino.

E alla fine ha ragione lui: Enaiatollah trova una nuova famiglia, lavoro, studio, affetto, serenità, sicurezza… e sua madre.

Fabio Geda – Nel mare ci sono i coccodrilli – Storia vera di Enaiatollah Akbari – Baldini Castoldi Dalai 2010, pp.160, euro 16.

Marinella Cassone

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