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In Libri on 12/12/2010 at 12:45

Ambiziosa, risoluta, freddamente nordica, impeccabile oratrice avvezza a lunghi ed impegnativi monologhi per platee gremite e curiose: tale ci si aspetterebbe che si presentasse un’accreditata giornalista del Corriere Della Sera, autrice di libri di successo, vincitrice di premi e di riconoscimenti prestigiosi nel mondo della letteratura italiana moderna.

Invece, Isabella Bossi Fedrigotti si rivolge ad un pubblico ammirato di lettori avellinesi in tutta la sua semplicità: una donna dal viso pulito, lo sguardo distrattamente attento, una voce dai toni pacati ma decisi. Per nulla propensa a sostenere il culto dell’apparenza, rifiuta inutili e finti convenevoli. Quasi imbarazzata e intimorita di non risultare all’altezza delle aspettative, offre il suo contributo per promuovere Dissonanze, un’opera dal forte contenuto introspettivo dell’amica scrittrice Annamaria Gargano, vanto letterario della nostra Irpinia.

Incuriosisce il titolo che la Bossi Fedrigotti ha scelto per il suo ultimo libro, edito a settembre da Longanesi: Se la casa è vuota. Un titolo che, da solo, apre la fantasia del lettore e lo conduce alla ricerca di situazioni molteplici, spesso senza alcuna relazione tra loro: dalla povertà, al desiderio – rimasto tale – di genitorialità, fino al lutto. Ma l’immagine di copertina allontana qualsivoglia dubbio interpretativo; arde il desiderio di spalancare quell’uscio semichiuso e strappare il grigio velo di tristezza che copre un volto di stupefacente bellezza.

Una bambina che stenta a mostrarsi; chiaro-scuro lo sfondo, forse simbolo della paura; paura di quella solitudine che accompagna ogni suo giorno, paura di non meritare un amore così necessariamente vitale o, semplicemente, paura di essere, nel timore di non essere come qualcuno a lei caro vorrebbe.

In quegli occhi, il dolore: uno sguardo che cattura e, nel tormento, contemporaneamente accusa.

Il libro non ha una trama definita, non c’è da aspettarsi un finale. Bambini diversi sono i protagonisti di storie diverse, eppure così eguali, tutte con un denominatore comune: un profondo senso di abbandono. Un sentimento che, in modo più fiabesco, hanno affrontato anche altri grandi nomi della scrittura italiana contemporanea: pensiamo alla Tamaro e al suo Cuore di Ciccia, romanzo pubblicato dalla Salani nel 2008.

In Se la casa è vuota, Lorenzo, Annalisa, Paolina, Francesco, Carlo, Pietro, sono nomi di fantasia ma le loro anime sono vere: sono i nostri figli, i figli delle cosiddette famiglie moderne.

Genitori troppo intenti ad organizzarsi le giornate, travolti da un fiume in piena di impegni e distrazioni; genitori così perfettamente capaci di incastrare le tessere di quel mosaico che è la vita, ma così disattenti nell’ascolto, nella comprensione e nella condivisione; genitori disposti ad un’estenuante attività di litigio a difesa della propria individualità. Genitori lontani dal cuore dei propri figli.

Impariamo a sentire i loro silenzi, a leggere i messaggi di dolore che non sempre hanno la voce del pianto. Insegniamo ai nostri figli l’arte del volo, doniamo loro le ali del sogno e la forza della libertà, amiamoli per l’amore che sempre rincorrono e bramano. Non fermiamoci a trasferire loro la tecnica del volo: aiutiamoli a capire che volare è bello, e voliamo con loro!

Isabella Bossi Fedrigotti – Se la casa è vuota – Longanesi 2010 – pp. 137, euro 15.

Assunta Totilo

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  1. C’ero anch’io alla presentazione del libro di Annamaria Gargano, che ha visto la prestigiosa partecipazione della giornalista-scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti. La lettura di alcuni dei suoi articoli di costume, pubblicati dal Corriere della Sera, mi aveva già fornito un sommario quadro della sua personalità e, di certo, l’incontro ravvicinato non ha tradito le mie attese e le mie sensazioni.
    La donna del nord, seppur ammirata, ma tenuta a debita distanza perché distante lei, ha invece mostrato quella dote, chiamata umiltà, che può ascriversi solo ai grandi. Gentile, affabile, affettuosa con la scrittrice Gargano, ha tenuto una relazione semplice, elegante, efficace, sincera. A differenza di qualcheduno che ha voluto sciorinare lo sciorinabile, che ha voluto far bella mostra di sé e della sua cultura, mettendo a volte in difficoltà la stessa autrice.
    Purtroppo, non abbiamo saputo cogliere l’occasione di un confronto: non una domanda, se non quelle di alcuni poveri liceali, i soli che, vergognosamente snobbati dal pubblico presente, hanno avvicinato la giornalista. Peccato, avevamo avuto una grande opportunità e ce la siamo fatta scappare per colpa del nostro solito cinismo e della nostra indifferenza.
    Conto di leggere il libro della Fedrigotti, so già che mi piacerà tantissimo.

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