Logopea

Quando la parola slitta

In Libri on 19/12/2010 at 21:01

Gianrico Carofiglio si stacca temporaneamente da narrativa e graphic novel concedendosi con La manomissione delle parole un’escursione nel pamphlet, ma con uno spirito polemico ben temperato, elegante e per questo assai più efficace di una satira ghignante.

Non possiamo definire la sua raccolta di riflessioni sulla lingua (e sulla politica) un vero saggio, né un (riduttivo) manuale. Si tratta di puntualizzazione etico-lessicale, un’indagine dove l’esattezza e l’arguzia si stringono la mano, e così l’impegno civile senza clamori, finalizzato a chiarire le idee al lettore patito del buon uso del buon italiano (e della corretta amministrazione del governo), ad onta del degrado sovente artato, al servizio (sporco) delle operazioni di raggiro, di alterazione affabulatoria, di condizionamento più o meno occulto a palazzo.

La pagina scorre veloce e coinvolge da subito, in una ridda di citazioni, di brani esemplari, che chiamano al banco dei testimoni Socrate, Platone, Cicerone, Dante, George Orwell, Paul Auster, T. S. Eliot, don Milani, Bob Marley e tanti altri eterogenei brillanti pensatori, poeti, filosofi, artisti, teorici della Res Publica, quella ormai confinata nell’utopia.

Carofiglio colloca sotto le lenti del microscopio i vetrini di parole chiave finite nel mixer della trasgressione di significato, imprestate con mefistofelica efficienza al reimpasto a-morale, ai fini di inciuchire vieppiù una comunità di ignavi o di compiacenti sodali, o di ignare pedine sulla scacchiera infida dei poteri storici. Parole esse stesse dotate dell’insospettata carica semantico-ideologica formidabile, fondamentali per la geografia del sempre più raro e labile pensiero autodiretto nel cittadino avulso dalle responsabilità sociali. Parole che interpretate in modo arbitrario e perverso divengono pericolosi strumenti di distopie, come l’oscurante piaga del nazifascismo. Non che noi si abbia da rallegrarci, oggi, nel cosiddetto migliore dei mondi possibili.

Apprendiamo che i capitoli riservati a Vergogna, Giustizia, Ribellione, Bellezza, Scelta hanno una interconnessione dimostrata, illustrata, insistita, e spiegano le ragioni del malessere individuale e collettivo sulla scena di uno Stato che ha perso e reimpastato ad usum gesto, azione politica, funzione ottimale di guida pubblica, promettendo guarigioni e cagionando lesioni, garantendo chiarezza e perseguendo – all’equivoco contrario – ambiguità, intorpidimento o menomante deprivazione di necessità concettuale.

Il dovizioso paragrafo di note e rimandi, a cura di Margherita Losacco, costituisce un utile complemento per chi soffra del disagio dei logoramenti attuali di diritto, costume, amministrazione, informazione, e avverta l’urgenza autentica di emancipare la propria coscienza con tutti gli approfondimenti del caso.

Gianrico Carofiglio La manomissione delle parole Rizzoli 2010, pp. 188, euro 13.

Armando Saveriano

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