Logopea

Barone re dell’inferno

In Libri on 22/12/2010 at 21:05

Una letteratura che dilata all’estremo l’illimitato, e crea linfa inedita di genere entro ogni genere, attraverso paradossali percorsi mobili-immobili di non luoghità concepite dall’inconcepibile.

L’atto perfetto di un narrato che rende sensoriale l’illuvione delle immagini, incalzante fino all’apoteosi della frantumazione, con effetti formidabili di contaminatio che aggetta nel profondo il flusso del pensiero emotivo, torcendo il senso e la parola, sussumendo e disgregando i centri di gravità dell’immaginazione stessa. Pare che qui, ne Il ghigno di Arlecchino, l’autore irrida e saboti lo stesso spirito di provocazione, accendendo mine su mine che deflagrano sotto (e in interiore) le già deliranti fantasie degne di più sessioni di burroughsiano peyotl.

Adriano Barone, maestro d’illusioni, anzi, di allucinazioni, dà la stura, con la sua penna nichilista, abrasiva, a(u)morale, a una cosmogonia rutilante, spastica, un circo di bizzarre crudeltà e divertita blasfemia, che pesca nei miti e li dispiega per stravolgerli, innamorato dell’ebbro Dioniso qui nel romanzo origine e agente del Caos, Alfa/Omega (mentre ammicca alla Commedia dell’Arte con tiro birbone), in un Multiverso su infiniti piani ribaltabili, tra civiltà da baratro ancestrale e comunità distopiche, da cui debordano creature ineffabili, implacabili, grottesche, ieratiche, patetiche, lussuriose e pulsionali, genialmente insolite sì da far invidia alla lanterna folle di Topor e di Laloux in La planète sauvage del 1973.

Di volta in volta facciamo conoscenza (per modo di dire) con i coloritissimi abitatori dei Tracciati: il MelaSerpente, i Bisbigliatori, il Grigio, gli Assorbitori di Dubbi, i Trasparenti, gli Pseudo-Cittadini, gli Agenti di Simmetria, la thanatica bimba Ah Puch, i Cervelloni, i Mangiasé, gli Spruzzavermi. Ingegnose, ripugnanti, inesplicabili invenzioni, che lasciano senza fiato Jonathan Swift, Lewis Carroll, Breton-Soupault, Tristan Tzara, Clive Barker.

L’humour nero crepita anarchico e si divincola lungo il fittissimo reticolato simbolico-allegorico; s’intrude costante nelle pareidolìe che sconcertano il lettore alternandosi a ritmo parossistico, mentre intuizioni o metabolizzazioni filosofico-esistenziali disorientano e mettono a dura prova il livello di attenzione.

Romanzo non da evasione in un pomeriggio di pioggia. Da rilettura impegnativa, che stimola all’approfondimento, senza che la suspense e lo sbigottimento allentino per un attimo la presa.

Nessuna architettura intellettualistica, però: piuttosto una celebrazione di tutte le innumerevoli possibili/impossibili Apocalissi, un festino di psichedelici fuochi subliminali, il sistematico scardinamento della Logica, per l’impianto di una fascinosa (e maledetta) dialettica dell’Assurdo.

Adriano Barone Il ghigno di Arlecchino Asengard Edizioni 2010, pp.176, euro 9,90.

Armando Saveriano

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