Logopea

Nata nella repubblica del vento

In Libri on 05/01/2011 at 00:37

Accompagnata dal male di vivere, la poetica della grandissima Assunta Finiguerra non mente sulla centralità e la corrosiva bellezza della sofferenza: tenta anzi l’impossibile nel frapporsi all’altro demone, l’avversario che si rivela alla carne, quando è già tardi per disinnescarne l’avanzata distruttiva. Tatemije non è una cronaca del cancro, è la poesia che s’incista nell’invasore per non lasciarsi espugnare a favore di una striscia accerchiante di disperazione e singhiozzo. Sono ancora una volta la rabbia, la collera, la sfrigolante dignità ad occupare la sala da concerto di un lungo spartito che contende al destino l’impressionante passione per l’autenticità di essere fino al termine del ponte, tra rifiuto e catarsi, appena prima che gli argini cedano all’esondazione del buio.

Tensione erotica e tanatica, ribellione allo sciovinismo di una società maschiocentrica, interpellanza elettro-ustoria al Divino Ente, padre sordo, padre tiranno, cantato-gridato-sbugiardato con tosse e trasporto: ecco gli elementi che dai bassifondi del dolore elevano uno spirito mai domo, dove ogni battito del cuore è empito di luce, e dove lo sprezzo della minaccia espropria della crudezza implacabile l’agguato dell’intruso, sia esso genitore, amante, feticcio sognato, ideale perdente, illusione, o azzanno canceroso.

La casa editrice Mursia compie un atto di giustizia contro gli squallori della afasia/amnesia letteraria, collocando la Finiguerra sul gradino che le spetta, dopo anni di tirocinio nel dedalo degli allettamenti e dei tranelli di un ambiente contraddittorio, infìdo, mistificante e snob; dopo assidua, coacerva militanza culturale della poetessa di San Fele, nata sartina ma visitata dal tocco delle Muse, in un’area limbica, fra visibilità e duro assoggettamento alle regole di mercato, fra plauso di una solida critica testimoniale e penombre del riconoscimento sempre labile, sempre vacillante, in balìa di capricciosa provvisorietà.

La pubblicazione di queste pagine taglienti – che inchiodano grazie all’urto lacerante di un dialetto che non attenua, ma appalesa il dramma e il danno, la forza e l’arma – consegna Assunta, creatura e poeta di aggressiva fiamma verbale, di pulsione e coazione, al vibrato della permanenza, dopo il diluvio delle umane piccinerie, dopo l’attesa di chiarità propizia avverso la sconfitta esistenziale.

Assunta Finiguerra – TatemijeMursia 2010, pp. 107, euro 15.

Armando Saveriano

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