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Il significato attuale della poesia

In Commenti on 13/01/2011 at 12:51

Ritengo che il termine poesia sia pronunciato da molti, senza che essi sappiano esattamente cosa intendono. Non attribuisco questa tendenza a un’ignoranza diffusa, quanto piuttosto a un processo linguistico secondo cui un qualsiasi termine, a forza di essere usato e oserei dire abusato, perde tutto il suo originale smalto, e con il tempo non resta che una vaga idea del suo primo significato.

Un simile processo deve aver interessato a maggior ragione un termine come poesia, così presente nella nostra cultura, ed evocatore di attitudini irrinunciabili dell’animo.

Proprio in queste attitudini sta, a mio avviso, il senso profondo della poesia, la quale è tensione verso la conoscenza, ricerca del bello e capacità, oltre che desiderio, di svolgere i propri pensieri nel mondo esterno, allo stesso modo in cui lo possono essere le arti figurative, la filosofia, la matematica o la fisica, con le quali condivide lo status di atto creativo. Senza dimenticare il ruolo consolatorio attribuitole – non a torto – dalla tradizione, un ruolo essenzialmente percorso e svolto anche dalla fede.

Ritengo che, temporaneamente, i poeti dovrebbero preferire che si parli delle loro composizioni in versi, per non incorrere nella vaghezza in cui, come ho detto, sembra essere scivolata la parola poesia. Aspettando tempi migliori, in cui questa parola potrà essere pronunciata con rinnovato vigore e più forte coscienza del suo senso.

Io stesso mi diletto nella composizione in versi. Ci sono tante persone che mi leggono e mi espongono il proprio parere, positivo o negativo che sia, con argomentazioni profonde, sebbene non tutte abbiano lo stesso livello di competenza in materia: questo mi ha insegnato a dare un peso relativo agli avvoltoi che predicano il sostanziale disinteresse collettivo.

Credo che i poeti non abbiano alcuna ragione di sentirsi i portatori eroici di un’arte che, secondo un’opinione diffusa ma non sufficientemente motivata, sta scomparendo. Il significato attuale della poesia risiede certamente in tutti gli animi sensibili alle suggestioni della parola; ma non si vive di sole suggestioni, e questo gli avvoltoi dovrebbero capirlo, prima di lamentarsi della scarsa considerazione di cui godono.

Costantino Pacilio

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  1. La poesia non ha alcun potere salvifico né taumaturgico; esplora gli abissi dell’uomo e le sue immensità, e altrettanto fa del mondo, naturale e sociale.
    La poesia non è afflato né pura composizione; essa procede oltre, restituendo alla parola la sua dignità di “verbum”, la sua intera semanticità, il suo potere visionario.
    Sui poeti che si lamentano ho solo alcune riflessioni da porgere: siamo diventati tutti alfabetizzati, e la gran solitudine spinge un gran numero di persone a scribacchiare, e così il bravo medico diventa un produttore di pessimi versi; gli insegnanti, poi, che hanno dimestichezza con la versificazione, riempiono cassetti e tasche di editori che si inventano un mestiere poco redditizio, ma che comunque consente loro di vivacchiare.
    Vale la solita regola di avere santi in paradiso per essere riconosciuti da critici “di valore”, ovvero con gli agganci editoriali giusti; per ultimo, anche chi pubblica nella collana bianca di Einaudi deve farsi una carrellata infinita di presentazioni per recuperare le spese sostenute dall’editore.
    Non ci sono più mecenati, la concorrenza è spietata e i giochi sono prove di forza fra i potentati critici.
    Allora si perduri a fare poesia con un lavoro a fianco che sfami, si perduri a crederci, a confrontarsi, a pizzicare le proprie corde.
    Se non si può essere orchestra, ciascuno farà il solista con scarso pubblico in sala. Niente lamenti, ma crederci, crederci e ancora crederci.

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