Logopea

Il segno forte del secondo ‘900

In Commenti on 24/01/2011 at 19:44

Giannino di Lieto, protagonista esemplare di un tracciato di scritture straordinariamente variato e illuminante nella costellazione della nostra letteratura. Un autore impegnativo, cimentante, da riscoprire e – purtroppo per molti – ancora da scoprire. I più autorevoli critici, giornalisti, teorici, maîtres à penser si sono raccolti intorno ai suoi fuochi mai spenti, hanno animato un erudito convegno sull’intera opera letteraria, i cui atti sono stati pubblicati in un ponderoso volume per i prestigiosi tipi di Anterem.

Troppo del secondo Novecento è ignorato nelle scuole, inamovibili nel considerare esclusivamente determinati autori a scapito delle pur formidabili presenze meno note che hanno animato il secondo Novecento. E’ raro che si parli, o soltanto si accenni, all’epopea delle riviste e dei pamphlet pubblicati tra fine anni Cinquanta e anni Settanta. In particolare, la Poesia visiva è ghettizzata nelle penombre vaghe dell’anguillosità di programmi e di docenze poco scrupolosi e affrettati. Così la dotta ignoranza sorvola su un forte fenomeno culturale di contestazione e di eccellente ricaduta a livello educativo. Chi sono Lamberto Pignotti ed Eugenio Piccini? Cosa rappresenta la rottura del Gruppo di Firenze? Chi ricorda e cita i poeti, i pittori, i musicisti, i maestri degli allora provocatori e spregiudicati fermenti, da Renato Serra a Ginna e Corra, da Piero Manzoni ad Adriano Spatola e Antonio Porta?

Per fortuna intervengono a colmare lacune e a riparare strappi i migliori studiosi di poetiche, tra i quali Pietro Civitareale, Gilberto Finzi, Corrado Piancastelli, Davide Argnani, Flavio Ermini, Ugo Piscopo, e lo stesso figlio del di Lieto, l’avvocato Giovanni Maria. Tutti loro offrono un tributo all’opera e alla statura di Giannino di Lieto, e contemporaneamente rendono un notevole servizio alla storia della letteratura, troppo spesso dimentica o distratta, sbrigativa o afasica. Soprattutto a svantaggio di quella poesia rigogliosa di personalità, di idee, di contenuti ma estranea ai circuiti universalmente riconosciuti. Per lo meno ci conforta che l’ambiente alto degli addetti ai lavori occupi i poli e intrecci le radici dell’indefessa attività poetica del di Lieto, che ha aperto le piste all’autentica sperimentazione, non inferiore alle suggestioni acustiche di Amelia Rosselli o alle stravaganti illuminazioni di Vittorio Bodini. Dovrebbe pertanto essere studiato, previo debito inserimento nei programmi di liceo, poiché intatta è la vis della sua opera, anche e soprattutto post mortem.

Poeta-artista anticonvenzionale, tra i segni forti del secondo novecento, grande attore di formidabili sodalizi letterari, Giannino di Lieto non ha visto mortificata dalla malattia la sua scrittura scalfente, pittorica, incisoria e cesellatrice, dedita ad una infallibile ed elegante ricerca formale ed espressiva, pur non essendosi svincolata veramente da un lirismo vocazionale; via via il verso del poeta originario di Minori, scomparso nel 2006, si è fatto flusso inconscio, ripudiando i connettori linguistici e svellendo ogni nesso logico, con effetti deflagranti anche in una gustosa ironia, o nel beffardo ustorio, che imprevedibilmente ha favorito, dopo lo smantellamento erudito, elegante, divertito, una autodidatta ricostruzione di linguaggio e di comunicatività. Come adunanza e critica delle avanguardie.

Armando Saveriano

Annunci
  1. Sempre attuali e stringenti le proposte e le proteste di Saveriano.
    Non conosco Giannino di Lieto, conosco i critici citati.
    E’ vero che la scuola ignora il secondo novecento, per i tempi e per impreparazione.
    Non vedo tempi più fasti all’orizzonte.

I commenti sono chiusi.