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Amori incantati

In Libri on 09/03/2011 at 21:37

Abituati a Perrault e ai Fratelli Grimm, non tutti ricordano o sanno dei talenti scrittorii di talune dame dell’epopea del Re Sole. Le edizioni Giunti hanno il merito di riproporre, in piena civiltà informatica, nel millennio della virtualità e del cibernoimperio consumistico, dilagante attraverso cinema, videogiochi e libri, un volume all’antica, confezionato sul modello romantico e perduto di un’infanzia legata a icone remote, ma in fondo mai sorpassate: i giocattoli di legno e di metallo, il cerchio invernale intorno al braciere, l’odore di patate e di castagne lesse, il gusto di ascoltare dalla bocca di una nonna, di una prozia, il racconto di fiabe belle e complesse, che fungevano, coi loro sogni, a supportare balie e pedagoghi nell’educazione dei fanciulli e delle giovinette. A presentarlo senza tanti fronzoli è Carlo Collodi, l’autore di Pinocchio, che già nel 1876 ne aveva curato la raccolta e la traduzione, per gli eroici tipi di Felice Paggi, Libraio in Firenze. Una traduzione quanto più aderente possibile alla versione originale, che già allora allontanava o parcellizzava all’estremo ogni tentazione di parafrasi per adattare gli stili al gusto corrente.

Ancor oggi, superata l’iniziale perplessità di fronte a determinati costrutti e a certi preziosismi carichi delle atmosfere sfarzose e leziose della Corte di Versailles, i racconti fiabeschi contenuti nello scrigno dell’editore fiorentino ci giungono piacevolissimi, nient’affatto rantolanti, nonostante i (comunque ammalianti) arcaismi lessical-espressivi.

Sei storie d’amore sul filo del sortilegio, della magnificenza dei sentimenti, dei penetrali labirintici del cuore: contese, gelosie, inganni, tranelli, trasformazioni, rapimenti, prove di coraggio e di lealtà, animali dall’animo umano sono disseminati nelle pagine scintillanti partorite dalla rutilante fantasia di due protagoniste dei salotti parigini: Marie-Catherine, contessa d’Aulnoy, dalla vita avventurosa, e Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, anch’ella principale rappresentante di quel féeisme (filone narrativo fiabesco, in particolare delle fate) che fiorì e tanto successo ebbe negli ultimi decenni del secolo XVII. Al féeisme, cui già s’inscrivevano Les contes de ma mère l’Oye (1697) di Perrault, va riferita la mastodontica raccolta, in 37 volumi, del Cabinet des Fées, pubblicata tra il 1785 e il fatidico 1789.

Smarriamoci dunque, nel bel volume Fiabe d’Amore, a seguire le peripezie di principesse, vecchiette fatate, re capricciosi ed eroi involontari, precursori e ispiratori dei moderni talenti disneyani ne L’uccello turchino, La cervia nel bosco, La bella dai capelli d’oro, La gatta bianca della d’Aulnoy, nel classico La bella e la bestia, nel crudele-cruento Il principe Amato della de Beaumont. Guadagneremo i nostri anni più felici.

Marie-Catherine d’Aulnoy / Jeanne-Marie Leprince de Beaumont – Fiabe d’AmoreGiunti 2011, pp.251, euro 9,90.

Armando Saveriano

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