Logopea

I fuochi di Ambra

In Libri on 22/03/2011 at 11:51

Ambra Simeone, elemento di spicco nell’aquila a tre teste del periodico di letteratura, poesia e immagine deComporre, inaugura l’agile collana La luna e gli specchi, diretta con intraprendente pertinenza da Sandra Cervone per i tipi di Giulio Perrone editore, anche se il suo volumetto, Lingue cattive, mi giunge solo in questi giorni.

La giovane Simeone, laureata in lettere moderne e appassionata di science fiction (finora in tale settore sono comparsi un paio di suoi racconti, classificabili nella rivisitazione della mitica Space Opera), aveva già pubblicato nel 2007 la raccolta Stranestrade nella più ruspantina collana La stanza del poeta, edita da Giuseppe Napolitano, maggiore referente e mentore dell’autrice. L’influsso di Napolitano si evince, ma resta parcheggiato ai margini del retrogusto antilirico e naïf negli accenti più distaccati; per il resto, la sostanza della scrittura poggia su un personale tracciato, che nella linearità del pensiero raccoglie e sbuccia brandelli di vita, talvolta ammiccando al minimale prosastico tanto caro al segno di Giampiero Neri; sviluppato però fuor dell’influsso milanese-padano, in una sorta di barthesiano brusio della lingua con la caratteristica scintilla del Golfo di Gaeta, affine a (e diverso da) quello aggregatosi ed espanso nel territorio della scogliera amalfitana (portato all’estremo del sovrasenso da Giannino di Lieto).

Gli spunti filosofici e concettuali brigano all’ingresso felpato delle impressioni e delle improvvisazioni da fotogramma, delle speculari associazioni casuali, di un qualche evocazionismo che si rivela poi – e si traduce – in un plausibile e giustificato quid collettivo inconscio. Nel linguaggio dei propri luoghi dello spirito e dell’intelletto, Ambra Simeone fuor di dubbio lavora, e lascia lavorare liberamente (quasi a poter dire in una lallazione automatico / pulsionale l’in sé soggettivo, che immediatamente rimanda alla somiglianza / appartenenza di latitudini, a sancire l’unitarietà dell’umano vissuto); lo fa in uno sfrondamento, in uno stondamento del verso insistito ed efficace, anche garbato e sottile, che conferisce un adagio ritmico equidistante dai fuochi e dalle acque espressivi, notevole nella sezione ultima FantaSmi.

Ricerca e sperimentazione, menzionati nella nota introduttiva di Sandra Cervone e nel riporto in quarta di copertina, sono e restano alla base (non mi stancherò mai di ripeterlo) della gemmazione delle possibilità di interpellare e di chiedersi, peculiare patrimonio genetico della Poesia, che in fondo è demone di luce introspettivo / estroflesso anche nel genere quieto e acchetante del contemplativo, del descrittivo (vedi: Scendo a comprare le patate, a pag. 23; Solo per farsi compagnia, a pag. 32; Per chiamarti avevo messo la maglietta dei Guns, a pag. 37) in auscultazione di pressioni metafisiche (Sara Teasdale, a mio avviso). Esemplare è la sequenza a pagina 22, che mi piace riportare pari pari: E mentre scrivo di te e di me, ti confondo lettore con amore / solo nell’ordinare parole di grigio sfumate. / E pur sapendo rinchiudere in versi contraddizioni di cuori, / perdo di volta in volta una penna che non esiste più. / Allora do spazio solo ai fogli lucenti del computer / e non penso che a riempirli come vasi sgombri, mentre / li svuoto di giorno in giorno da semi di memoria in avanzo. / Tutto per non sentirli più crescere.”

Ambra Simeone – Lingue cattivePerroneLab 2010, pp. 60, euro 10.

Armando Saveriano

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  1. Conosco da tempo “Lingue cattive” di Ambra Simeone, opera prima che rivela un’insolita carica di critica corrosiva verso la realtà vissuta, un decantato e quindi non blandamente canzonettistico spleen generazionale, e una dose insolita, per un giovane autore, di corrosiva e sulfurea ironia. Oggi Ambra naviga su altri lidi, sta cambiando connotazione alla sua poesia, ma sin da questa prova di esordio mi è sembrata molto dotata e consapevole dei suoi mezzi, che sono ragguardevoli. Un elogio all’amico Armando Saveriano per questa recensione che segnala al pubblico di Logopea un’opera importante di una giovane poetessa che farà sentire la sua voce chiara e distinta sempre meglio negli anni a venire.
    Stelvio Di Spigno.

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