Logopea

Sensi e sogni a specchio

In Libri on 31/03/2011 at 18:29

Anatomia di anime è una raccolta di prose, per i tipi di Albatros, presentata insolitamente dalla sua autrice, la giovane avvocata Emanuela Sica. L’insolito sta nel taglio dell’introduzione, che somiglia più a una lussureggiante confessione letteraria, a un sunto emotivo di sé (inseminato sporadicamente da un pur legittimo autocompiacimento), ad un racconto che intinge la penna e l’angolo del foglio nelle pagine di un Dickens moderno liricizzato, con lo spiffero di Bradbury, con una spolveratina del migliore Sturgeon a braccetto con il macabro di Ambrose Bierce, più qualche cauto e marginale rimando a Matheson (Un’anima velenosa). Anche perché la Sica mostra parecchia inclinazione per l’immaginario fantastico, sino al punto da riprendere l’icona della letteratura gotico-horror, il vampiro, nel monologo Ho sognato solo una vita.

Sica sfila e calza la pelle di tutti i suoi personaggi, con le loro vicende in bilico tra il plausibile (Schiava, Ogni giorno sei, Mille anni, Solo in trincea, il bellissimo Son morto) e l’incredibile (Se fosse stato un muro, Terremoto), coi soprassalti del pensiero, il peso delle colpe, l’acido dei rimorsi, la spregiudicatezza di un narcisismo esaltato, le libidines moriendi atque confitendi, l’istinto pronto a sopraffare ragione ed etica, i travestimenti dello spirito, la meraviglia di fronte ai miracoli di essere e divenire.

Qua e là balugina un pizzico di misticismo come dalle influenze di una rapida e discontinua lettura di Simone Weil; ma è nei monologhi che spicca la dosata ricerca mainstream di un’autrice che trova agio e dimensione nel racconto fulminante o acconchigliato intorno a sé, benché inconsciamente contempli il futuro misurarsi con il respiro del romanzo breve (prova ne sia il più strutturato Un giorno verrò a riprenderla).

Molte delle storie, difatti, da L’angelo che aveva nel grembo a Fammi entrare, pare chiedano alla scrittrice una dilatazione nell’ottica del narrato, e bussano all’uscio del lettore inducendolo a desiderare quel voler sapere di più, che probabilmente il giudizio della Sica reputa superfluo o nocivo all’economia del testo.

Nella seconda sezione del libro, quella che cerca collocamento nel teatro da camera, nel teatro della parola, Emanuela Sica si lascia davvero andare, toglie i fermagli alle pulsioni, scardina le resistenze del pudore, elabora lo schizofrenico L’eternità, uno degli scandagli analitici più riusciti di questa antologia personale, arricchita dai ritratti in china eseguiti dalla stessa eclettica scrittrice.

Emanuela Sica  – Anatomia di animeAlbatros 2010, pp. 126, euro 13,90.

Armando Saveriano

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