Logopea

L’amore, l’onore, la rivolta

In Libri on 17/04/2011 at 11:10

Frutto di un accurato lavoro di ricerca, questo libretto su Margherita Bellucci, un’idealista di giustizia e libertà dell’epopea risorgimentale sul nostro territorio, ci viene proposto dallo storico Andrea Massaro, noto ad Avellino e provincia per la scrupolosa passione con cui tratta temi e figure del passato.

Prefatore, Ettore de Conciliis, discendente di quel maggiore dei Cavalleggeri della Guardia, Giovanni Lorenzo de Concilj, eroe dei moti liberali del 1820, che sposò Donna Margherita Bellucci, a Napoli, nel quartiere San Ferdinando, il 22 giugno 1815. Ettore de Conciliis illustra la copertina e la quarta, presentandoci un ritratto immaginario della protagonista del volumetto. Il viso è molto delicato, ma decisamente volitivo. Ed è facile per noi immaginarcela proprio così.

Durante gli anni dell’adolescenza, ella rimase fortemente influenzata dall’impegno politico e sociale di illustri eroine partenopee, quali Eleonora de Pimentel Fonseca e Luisa Sanfelice. Fu come permeata dal loro spirito combattivo, ed avrebbe ampiamente dimostrato il suo fervore negli anni legati alle vicende risorgimentali nazionali.

I due sposi soggiornarono solo per breve tempo ad Avellino, perché ben presto l’intemerato Lorenzo fu entusiasticamente trascinato nei moti carbonari, ma appena revocata la Costituzione fu condannato a morte, e solo grazie a rocambolesca fuga si sottrasse a tale tragico destino.

Fedelissima consorte, Margherita accompagnò Lorenzo nelle buone e nelle cattive sorti dell’esilio, toccando la Spagna, l’Inghilterra, Corfù e la terra di Francia. Tra le angosce per i duelli, per la temibile epidemia di febbre gialla diffusasi tra l’agosto e il dicembre del 1821, e la trepidazione per l’incolumità di Lorenzo, volontario peraltro nel corpo dei Dimonios, come venivano chiamati gli esuli impegnati a combattere le forze regolari del re spagnolo Ferdinando VII, ella oppose a peripezie e stenti la tenacia del suo animo e la coerente devozione di moglie inseparabile.

Soffrì i disagi di una vita sempre sul filo del rasoio, ma seppe rinunciare alla sicurezza, alle comodità e agli agi che le spettarono di diritto prima della fuga. Ben ventisette anni di esilio, durante i quali mai Margherita manifestò oppure ostentò scoramento, neanche quando si ammalò di una brutta infezione epatica.

In quella notte del 1833, a Marsiglia – ove pure era Giuseppe Mazzini – dopo anni di continui spostamenti, traversie, patimenti fisici e spirituali, Donna Margherita Bellucci, a 39 anni, spirò tra le braccia dell’uomo che aveva amato, onorato e sostenuto al punto da condividerne fino in fondo il movimentato destino.

Massaro rivisita luoghi e avventure, ricostruisce l’Avellino di allora, generoso nei dettagli che sgrana con inappuntabile precisione. Correda il libretto di documenti, foto, pitture, dopo aver spulciato con scrupolo gli archivi storici di Avellino e di Napoli; ci regala uno spaccato testimoniale di estrema importanza, e l’imponente profilo di una donna indomita esemplare.

Andrea Massaro – Margherita Bellucci – una donna del Risorgimento Irpino – Pellecchia Ed. 2010, pp. 35.

Armando Saveriano

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