Logopea

Elogio dell’imperfezione

In Libri on 07/06/2011 at 20:12

I postulati della perfezione relativa e / o assoluta, noumenica (il concetto del perficere latino e del greco téleios), danno ragione d’essere – e linfa – alle teorie sul contrario, non appena la nozione acquisti l’alfa privativa, le lacune qualitative di persone, animali, cose, azioni, atti reprensibili non portati a compimento: giuridicamente in stato di pendenza, teologicamente totalità negativa del pensabile. Suo malgrado, il concetto di perfezione sottolinea così, con pervicacia e costanza, la realtà percettiva dell’opposto, accendendo una dinamica importante, fondamentale: l’esigenza, il desiderio, la tensione dell’obiettivo (anche impossibile) del superamento; la sensazione di imperfetto ha pertanto innescato sempre, e non manca di suscitare ancor oggi, uno stato psicologico, sociale e morale di inadeguatezza, di disagio, di imbarazzo, e perciò, di conseguenza, il bisogno di conseguire qualcosa di invece massimamente estetico / estatico, la reificazione di un’utopia.

Ma la realizzazione dell’irrealizzabile, cioè il raggiungimento e il conseguimento del perfectus, la quadratura del cerchio, l’abbandono alla soddisfazione del perfetto ottenuto e non più trattenuto e contemplato nei circuiti dell’immaginario (sempre relativo e falsato / falsante), non porterebbe alla cessazione di tutte quelle attività dell’ingegno in perpetuo movimento, che forniscono vivifico effetto propulsivo, spinta vettoriale, evoluzione, all’umanità, grazie proprio agli egoismi, alle anomie, alla sete di possesso, alla sopraffazione, all’autoaffermazione?

La società perfetta, secondo il pensiero dei grandi idealisti, non si rivelerebbe dunque per una società in progressiva agonia, senza più aspettative, priva di pulsioni permutanti?

Con l’obiettivo afferrato, con la perfezione ottenuta, sicuramente non si avrebbe più alcun desiderio di perfectus, nessuna lotta per avvicinarlesi; si instaurerebbe una decadente civiltà del ristagno, dell’intorpidimento intellettivo / intellettuale, con immediata ricaduta sulla tecnologia, sulle scienze, sul pensiero creativo.

A questo punto il più che preoccupante paradosso di una distopia potrebbe risultare catastrofico, sul modello degli storici autori di sci-fi sociologica, a partire da Wells, con gli inetti/inerti Eloi di La macchina del tempo, senza dimenticare la megalopoli della bellezza e della giovinezza del 2274 di William F. Nolan (La fuga di Logan), Fahrenheit 451 di Bradbury, e buona parte della bibliografia di Philip K. Dick, Frederik Pohl e Cyril M. Kornbluth.

La morgana del perfettibile, nello stesso tempo, funge da catalizzatore e da propulsore per le potenzialità metamorfiche della società, nonché come stimolo per l’ulisside in noi.

Ecco la sfida di Alfonso Attilio Faia, che interpellando i maggiori maîtres-a-penser della narrativa, della filosofia, del sociale e della poesia, confeziona un erudito, convincente Elogio dell’imperfezione, un saggio sulla differente armonia del sociale e della poesia, sui lati positivi più imprevedibili eppure concreti, sui vantaggi che esso custodisce per un’umanità che non potrebbe fare a meno delle mete, né delle spinte epocali.

Alfonso Attilio Faia – Elogio dell’imperfezioneMephite 2011, pp. 230, euro 12.

Armando Saveriano

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