Logopea

Che nessuno dimentichi

In Libri on 29/11/2011 at 22:52

“Un soldato tedesco conversava con una donna, dai capelli castani, gli occhi fondi e neri, dal personale molto attraente, che reggeva fra le braccia un bambino di circa due anni. Non percepivo il loro parlottare, tuttavia i gesti erano amichevoli. All’improvviso il soldato le tolse il bimbo dalle braccia e lo cinse a sé; prese la mano sinistra della donna e la costrinse a rincorrerlo fino in una sorta di grotta. Un attimo dopo, quadrimotori americani che sorvolavano sulla zona sganciarono una pioggia di bombe a grappolo in ogni luogo, causando morte e distruzione”.

È uno dei tanti sogni che Marco, protagonista del romanzo La Gelsa, di Ciro Alvino, rievoca con gli occhi della memoria; l’opera ruota intorno alle ossessioni del passato con le sue storie, le vicende e le nefandezze vissute e patite dalla popolazione durante i bombardamenti del 1943 sull’Irpinia. Ciro Alvino ci aiuta a ricostruirle dettagliatamente, attraverso una rigorosa ricostruzione storica affidata alle ansiose ricerche del personaggio cardine, assalito da una sorta di depressione anancastica incombente che lo porta a distaccarsi completamente dalla realtà, e a temere di smarrirsi.

Sogni e visioni a occhi aperti alimentano nella mente di Marco fobie e ansie che lo spingeranno a cercare la risoluzione di uno degli aspetti più angosciosi che lo tormentano: la paura di aver paura. Inizierà così, dietro consigli di dottori, omeopati, cartomanti, esorcisti, a non fuggire più davanti ai suoi incubi, ma ad affrontarli, intraprendendo un viaggio dentro di sé, alla ricerca della fonte dei suoi disagi. Imparerà, quindi, ad aprirsi alla bellezza della vita e a non rinunciare a lottare.

Durante le fasi di queste visioni, la memoria di Marco lo riporta, e noi assieme a lui, al fatidico 14 settembre del 1943, quando l’Irpinia venne bombardata dagli alleati per necessità.

Una serie di episodi nei quali il presente abdica in favore di un passato che non vuol essere dimenticato, e che si fa largo tra le allucinazioni del protagonista sostituendosi alla realtà, ma paradossalmente aiutandolo a metabolizzarla. Da qui si chiarisce il suo passato: preminente è il ricordo della Gelsa (secondo tratto ferroviario di Avellino – Rocchetta Sant’Antonio), dove centinaia di persone cercavano riparo dalle bombe degli anglo-americani; delle rappresaglie tedesche e delle scelleratezze perpetrate dai soldati marocchini e dai senegalesi – in forza all’esercito francese – a danno della popolazione locale.

Il romanzo smaschera i soprusi compiuti a cruento svantaggio di un’Irpinia dimenticata, con l’intento di restituirle quella memoria scippata e quella dignità calpestata allora col terrore e la violenza. Illumina, lì dove ombre omertose li hanno eclissati, i vergognosi atti vandalici e di sciacallaggio, senza mancare di denunciarne gli artefici, cioè le stesse autorità preposte alla guida del Paese, e della nostra Irpinia, che hanno tenuto sotto il lucchetto l’armadio delle vergogne: esattamente coloro che hanno tollerato che tutto ciò tacesse nei libri di storia.

La Gelsa ha anche l’intento di analizzare i processi interiori, gli stati d’animo, le continue contraddizioni, l’istinto di fuga da sé stessi. Una delle domande esistenziali che infatti Marco si vede porre, nel romanzo, è:“Se la tua vita fosse stata scritta con la matita e ti offrissi questa gomma, cosa faresti?”. Tutto ciò lo esorta e ci esorta ad impiegare tutte le nostre energie per rintracciare un rimedio, temporaneo e da riconquistare puntualmente nel tempo, alle crisi che ci paralizzano, inducendoci a sbagliare e a vivere una non-vita.

Ciro Alvino – La Gelsa – De Angelis 2011, pp. 253, euro 16.

Antonio Carlucci

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