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Condominio amoroso cercasi

In Commenti on 19/01/2012 at 18:45

Trovandomi ancora in anni – se non proprio verdi – abbastanza ricchi di clorofilla (in ogni caso ben distante dall’andropausa), ritenendo di aver ampiamente superato l’età in cui si idealizzano i sentimenti e si aspira a relazioni eterne, romantiche ed indistruttibili, e non essendo affatto ultracattolico né bamboccioide, mi è consentito di discostarmi totalmente dalle affermazioni del confuso post precedente.

Procediamo con ordine.

La corrispondenza epistolare (o, ai nostri giorni, quella via internet) è sempre affascinante e senza dubbio utile, perché – se tenuta con una persona di estrazione sociale e/o geografica differente dalla propria – amplia notevolmente gli orizzonti di entrambi gli interlocutori, purché questi siano contemporaneamente intelligenti, e mentalmente ricettivi.

Da ragazzi si fantastica molto su ciò che viene narrato, anche attraverso semplici parole. Lecito quindi pensare che l’Elogio della Poligamia del corrispondente friulano (Orgasmo da Pordenon: parente italiano del sommo Erasmo, forse?) fosse riferito ad una connotazione squisitamente fisica dell’argomento, senza implicazioni filosofiche e quant’altro, e che si sia creato un enorme qui pro quo a causa di un cattivo uso dell’italiano. Al nord è frequente servirsi della parola amore per indicare un contatto molto fisico, ed è piuttosto comune usare i termini amico ed amica per intendere – impropriamente – colui o colei che partecipano al contatto di cui sopra.

Ma una cosa è l’amore, un altro conto è la relazione fisica.

Per me, un amico e un’amica sono semplicemente delle frequentazioni asessuate, almeno finché non sono contornati da virgolette, corsivi e grassetti. In tal caso posso sottintendere altro: quell’altro (o altra) che in italiano prende l’appellativo di amante.

Dovremmo iniziare a dubitare pure dell’amicizia del corrispondente, a questo punto? Non mi pare il caso, andiamo oltre.

Fa tenerezza immaginare il giovane Armandino nei primi anni ’80 – epoca in cui i costumi si liberavano di paludamenti secolari – che, rosso di viso e di crine, per questioni morfologiche più Sancho Panza che Don Chisciotte, con una penna e un foglio di carta tentava di ribattere colpo su colpo, col suo animo sensibile, alle narrazioni fantastiche di un provincialissimo playboy da discount.

Il nordico figuro ricamava le sue esperienze di millantata bella vita con episodi liberamente tratti da pubblicazioni di alto valore culturale (Stop, Cronaca Vera, Corna vissute ed affini) arricchiti – all’occorrenza – da figure e situazioni estreme per un povero giovanotto in crescita: la famiglia allargata (quella contemporanea fatta di coppie scoppiate, quella poligama legata all’Islam, il kibbutz, la tribù indiana o il patriarcato/matriarcato?), e poi l’uomo califfo, l’amore libero, il mito dell’amante, e tutte le declinazioni della famigerata Giovannona Coscialunga, all’occorrenza anche Dottoressa del Distretto.

Ricordi di gioventù. Poi si cresce, in molti casi solo anagraficamente parlando.

Nella mente di quel rubicondo giovincello, ormai abbondantemente ultracinquantenne (o, con una puntina di veleno, under 60), le narrazioni made in Friuli albergano indelebili se, dopo più di trent’anni, ritratta tutto, dà ragione all’amico di penna – per giunta con gli interessi – e fa pubblica ammenda.

Il nostro eroe riconosce infatti di aver provato in prima persona delle scomposizioni di sentimenti, invaghendosi almeno in un’occasione di un numero di persone maggiore di uno, contemporaneamente. Ho scritto invaghendosi, non innamorandosi: il secondo lemma sarebbe un’arma impropria, che neanche il corrispondente Giorgio (quanto uomo più vissuto, e quanto meno sprovveduto? ai posteri l’ardua sentenza!) riuscirebbe mai a maneggiare.

Una dichiarazione simile ha il sapore di una mascherata giustificazione per tanti vecchi satiri che – ringalluzziti per qualche complimento ricevuto in ambito lavorativo, o per un fugace sguardo ricevuto per strada (di cui sarebbe opportuno verificare la natura, se frutto cioè di ammirazione o di inorridimento) – avranno trasferito il tutto sulla sfera personale, illudendosi – a trecentosessanta gradi – di essere ancora attraenti. La persistenza del dubbio applicata.

Un appiglio colto senza scomodare Truffaut e tutti i noiosissimi parenti cinefili francesi, all’occorrenza cinofili, e senza ricorrere alle caricature di Feydeau e Pietrangeli? Ci sarebbe The dreamers di Bernardo Bertolucci quale caso rappresentativo di sentimenti forti ed incerti allo stesso tempo, che almeno con un’eccellente colonna sonora – rispetto ai transalpini – scongiura il pericolo imminente di abbiocco. O l’artificioso ringiovanimento di Gustav von Aschenbach, protagonista di Morte a Venezia di Thomas Mann. Parallelismo, questo, più calzante per questioni artistiche, estetiche, sociologiche, metaforiche, e ancora – inevitabilmente – anagrafiche.

La scientificità dell’asserzione che vede – geneticamente parlando – l’uomo uno Sperminator, e le donne dei santuari ambulanti, è più labile di un grattacielo che si regge su un solo pilastro.
Ritengo che non sia possibile generalizzare: ho avuto modo di interloquire, al riguardo, con signore al limite del beghinesimo e con maschi siffrediani, ma anche con uomini morigerati e donne acquasantiera (per tacere delle innumerevoli sfumature intermedie), e nessuno di loro si è mai sognato di cercare giustificazioni da Riza Psicosomatica al proprio operato mentale e/o fisico.

L’uomo è poligamo quando vuole esserlo, non certo per natura, al pari di tante altre specie animali a due o più zampe. E il poliamore, orribile neologismo di dubbia derivazione, non esiste: è una definizione costruita ad hoc che, al mio paese, si chiama libertinaggio se è fisico, e frutto di personalità disturbata, se è mentale e rimane tale. Sembra essere solo un modo come un altro, insomma, per sdoganare le corna, virtuali o reali che siano.

Di tradimenti in giro ce ne sono in quantità industriale, ed accadono quasi sempre per desiderio fisico, più che per innamoramento vero e proprio. Certo, esistono anche i tradimenti nati a causa di incompatibilità di coppia, ma questi sono l’eccezione, non la regola. Così come sono eccezioni, ora sempre più frequenti, le famiglie multiple e le coppie aperte, talvolta con sfumature di bisessualità o di gelosia.

Ma quello che poi si dichiara è vero amore, o solo attrazione fisica? Io propenderei per la seconda ipotesi. Gli errori di valutazione che si possono compiere sono tanti, in effetti basta un pizzico di sale per fare di un piatto sciapo un capolavoro di arte culinaria; allo stesso modo, una caratteristica particolare in una persona può attizzare chi cerca un plus proprio perché non si accontenta più della solita minestra.

Che ad attrarre sia la più giovane età, la spensieratezza, l’avvenenza, poco importa.

Se però ci si innamora (o meglio: ci si invaghisce) di due, tre o quaranta persone nello stesso tempo, allora qualcosa non va né nei rapporti con l’altro sesso né con il proprio, e ancor meno con sé stessi.

Dichiarare di amare due persone, ad esempio, corrisponde ad affermare che nessuna delle due è perfetta, e che quindi nessuna di loro è esattamente quella con cui si vorrebbe condividere un tratto della propria esistenza; cercarne due, implica che a ciascuna di loro manca un qualcosa, che ci si premura di rintracciare nell’altra persona. E se le persone amate sono più di due, la frammentazione sentimentale, il puzzle mentale e l’instabilità sono ancor più marcati.

E’ fuor d’ogni dubbio che si possano avvertire delle affinità speciali verso più persone contemporaneamente. Ma in quei casi si può parlare di empatia, di affetto, di attrazione; di sicuro non si può parlare di amore. E se non sono neanche corrispondenze fisiche, bensì mentali, intellettive, ideologiche, allora si parla di affinità elettive, ben distanti da quelle eRettive che – talvolta – vi si possono nascondere dietro.

Non si tratta di essere romantici o sognatori, né razionali o schematici: a mio avviso, bisogna essere coerenti con quanto si è sempre affermato, altrimenti si rischia di fare pure la figura della banderuola, che magari al prossimo giro approverà le liaisons con i conigli d’angora a pelo crema, con i cedri del Libano trapiantati nei parchi cittadini, o perfino con le cassettiere in betulla dell’Ikea (all’occorrenza trattate con un mordente, giusto per rendere più piccante la situazione).

La monogamia sta stretta solo a chi non ci crede, o a chi non conviene perché teme che possa tarpargli le ali, ed impedirgli di svolazzare liberamente. Anche quando si è over 50, o under 60, a seconda dei punti di vista, e per tutta la vita si è avuta un’idea diversa.

Forse, quelli che non sanno dell’esistenza di Heinlein e di Fromm, vivono peggio, nella loro beata ignoranza? Chi vuole, continua comunque a saltare da un fiore all’altro, che abbia letto o meno le elucubrazioni socioculturali dei due scrittori, soprattutto se crede che questi non siano fondamentali per la propria esistenza. Tanto, chi fantastica su intrecci geometrici a più di due lati con conoscenti ed amici come protagonisti segue il proprio istinto sessuale, fregandosene altamente delle affinità elettive e dando sfogo alle altre, meno impegnative e più pratiche.

Inoltre, la tanto paventata felicità alla Heinlein potrebbe essere reale solo per un vertice dei poligoni amorosi, non certo per tutti gli altri: l’avrà mai pensato, lo scrittore statunitense, nei suoi deliranti costrutti mentali? E poi, quali sarebbero state le circostanze appropriate? Un harem? Un’isola deserta? Di sicuro, non la vita quotidiana, né – all’estremo opposto – l’esistenza della protagonista di Lanterne rosse, triste ed intenso film di Zhang Yimou.

Comodissimo tirare in ballo le discussioni su compersione, tradimento e coppie aperte, insieme a tante belle e fumose citazioni, per avvalorare delle tesi alquanto precarie. E infatti Armando, pur dribblando l’apologia antibacchettona della libertà di trotterellare liberamente, le sfiora lasciandole cadere subito, per non aggrovigliarvicisi: ci vuole ben altro per dimostrare che i tempi sono cambiati, che ci si è evoluti dall’epoca degli uomini-Flintstones, che alcuni pudori demodé ancora resistono, ma non necessariamente negli ambienti più bigotti.

Ma in questo non c’entrano l’informazione né la cultura, ed ancor meno la religione: non sono certo le tradizioni ultracristiane a fare di una persona normale un bacchettone. Certe cose si facevano anche nel secolo scorso, solo che non le si sbandierava ai quattro venti come accade adesso, più per una questione di buon gusto che per un certo perbenismo di facciata.

Immagino le reazioni ad una qualsivoglia Boccadirosa, di quelle magistralmente raccontate dal grande Faber. Appaganti cornificazioni, più che estatiche ammirazioni compersive, deduco.

Rimane comunque in piedi il fatto che il sentimento d’amore, quello vero, non si dirama altrove – oltre che con il proprio partner – se non nel rapporto genitore-figli, e solo in quello. Tutte le altre manifestazioni sono maschere per coprire intenti disparati, multiformi e polimorfi. Non si può parlare di amore in quei casi – come già detto in precedenza – ma solo di desiderio, di affetto, di stima, che sono tanti altri sentimenti, ma non sono affatto l’amore.

Non c’è slealtà nel dichiarare i propri intenti, se questi sono sinceri. E non c’è da fingersi innocenti, quando ci si infatua di più persone contemporaneamente: è ovvio che può capitare. Ma l’intenzione di amarne una sola, nel senso più vero del termine e senza scomporre i sentimenti in mille canali paralleli di stima, di affinità intellettive, di attrazione, non è regolata da nessuna legge scritta, né da religiosi, filosofi, sociologi. E’ un meccanismo naturale, che parte – in una persona con tutte le rotelle a posto, e con pochissima voglia di giustificare quelli che scorrazzano per mille campi ed orticelli – come necessità di costruire qualcosa di stabile nella propria esistenza.

Cosa che si può fare soltanto in due, e non certo in tre, quattro o cinque, giusto perché la partner numero uno sa leggere, il secondo sa scrivere, il numero tre sa fare un ottimo risotto, la quattro ha splendidi capelli lunghi, il quinto uno sguardo magnetico che stecchisce le zanzare sotto la luna di agosto, e può tornare utile all’occorrenza. Si è sempre detto che, in amore, due persone sono già una folla. E non vedo all’orizzonte un’ulteriore evoluzione della specie, passando dall’egoismo zoologico a due alla moltiplicazione delle piazze del letto.

La lettura di Fromm, e degli altri, lascia il tempo che trova; può essere soltanto un esercizio, o un intrattenimento più o meno piacevole. Non esistono verità assolute in amore: tutti possono teorizzare su tutto, ma la vita reale non si impara certo da quei libri o quei manuali che promettono di farti rifuggire sbagli morali ed intellettuali. Tra questi, io ascriverei tranquillamente la considerazione del poliamore come la cosa più naturale e normale del mondo.

Ma immaginate cosa succederebbe, qualora dette tesi fossero sdoganate completamente da qualche ministro burlone, o da qualche nuova religione istituzionalizzata? Se si potesse legalmente avere a che fare con tre o quattro amori, sarebbe il caos totale.

E chiunque inizierebbe a patire le pene dell’inferno in Terra, potendo contare su un proprio inevitabile, immancabile, inossidabile set di polisuocere!

Giovanni Vesta

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  1. Carissimi Armando e Giovanni,
    innanzitutto grazie per avermi invitato a intervenire in questa discussione: provo a prendere l’assist ma mi sfugge il pallone, vuoi perché la questione è in effetti abbastanza complicata, vuoi perché gli anni che passano donano effettivamente una certa labilità alla possibile risposta.
    Sicuramente ai tempi di “Corna vissute” (che, detto tra noi, a me piaceva) più o meno tutti abbiamo creduto nell’amore unico ed eterno, certezza cinematografica o da romanzo Harmony che ha poi cambiato morfologia negli anni grazie alle esperienze e alle batoste che ci servivano e che meritavamo anche. O almeno credo.
    Comunque sia, giunto in qualche rovinosa maniera fino agli anni di Cristo – senza tra l’altro essere né un Paolo Il Caldo né un Bell’Antonio – ho maturato, sulla base del mio vissuto personale, una certa apertura nella concezione del sesso, e devo dire che è come indossare una camicia che ti calza a pennello, dato che le mie convinzioni etiche (più libertarie che libertine) vengono sistematicamente appagate da ogni singolo ponte rotto con la morale cattolica e con il lifestyle che ne consegue; anzi, per essere sincero è tutta la vita che cerco di liberarmi di quel retaggio a mio parere nefasto e potenzialmente in grado di determinare l’ergastolo emotivo e creativo di chi ne è sopraffatto.
    La conseguenza è che oggi trovo assolutamente ipocrita la negazione della natura plurima e continua dell’attrazione sessuale: però attenzione, non ho ancora tirato in ballo l’amore o altri sentimenti affini.
    L’amore. Non credo più nell’amore a prescindere, perché crea relazioni schifose quanto un caffè salato. L’amore per me è come l’amicizia: un sentimento che si merita, si conquista, si costruisce insieme e arriva fin dove si vuole che arrivi, talvolta anche al forever.
    Comunque vada, non chiedetemi più di amare una donna con cui non condivido interessi e weltanschauung, una donna che in una parola non mi è complice, sulla base della mera attrazione fisica (che pure necessita complicità per evolversi, ma che ve lo dico a fare).
    Quando guardo le classiche supermodelle televisive o da rotocalco, non faccio fatica a immaginare al loro seguito le orde di Sperminators paventate da Giovanni, mentre per me, sul serio, sono “tante bacche secche”, come diceva Andrea Pazienza, e non lo dico per “nondum matura est” ma proprio perché le ritengo empaticamente aliene. Addirittura mi infastidiscono i commenti da bar sulla bellezza o la “bonezza” di questa o quella: mi sembra il classico escamotage per darsi un contegno di chi in realtà non sa manco se sia orizzontale o verticale.
    Ok, mi sto perdendo per strada. Ma quindi il poliamore?
    In concreto: forse amare più donne o più uomini in contemporanea sarebbe anche possibile, ma faticosissimo. Poi per par condicio, ma anche perché mi sembra la cosa più giusta da fare, dovrebbero anche conoscersi tra loro, e lì potrebbero scattare altre molle. A questo punto non escludo che sia papabile l’idea di aprire un califfato, però sono contro l’autorità del califfo. Ma se così ne venisse fuori una comune fourierista? Bel casino.
    Non so, e se lasciassimo stare tutto e ci accontentassimo di un amore solo che però sia cosciente, come lo siamo noi, di non essere l’unica possibilità sul pianeta e di dover dire, fare, baciare il suo 50% perché la coppia non scoppi? Per chiusa o aperta che sia, beninteso.

    Ciò premesso, fate tutti ciò che volete del vostro povero corpicino.

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