Logopea

L’ultimo dei melodici

In Libri on 04/03/2012 at 19:37

Se in Irpinia esiste un rappresentante scelto de l’age d’or di un lirismo intenso, coerente, costante, estruso fino alla dimensione cosmica, e non solo rannicchiato in sé e limitato nell’intorno a sé, questi è Giuseppe D’Errico, autore polifonico ed estro poliedrico tout court.

La purezza delle sue scritture fa capo alla coscienza incontaminata dell’uomo, sapiente delle cose del mondo, ma incapace di subire l’appassimento dei valori sotto il torchio del pragmatismo o in mezzo al tifone delle villanie, delle pavidità colpose, dell’aggressione ai diritti primari.

Il brutto esiste per esaltare il bello, il male per ricordarsi del miracolo del bene. D’Errico non edulcora bassezze e miserie morali, non nega il pauperismo egoistico sotto la maschera porpora della demagogia, si destreggia e sopravvive ad infamie epocali e a trasformismi spregevoli, adoperando il nervo ottico laddove lavora il cuore, dove l’anima non si separa dai sensi, né si oscura ai mille crudi compromessi, cui la comunità troppo spesso presta il fianco.

Né liquida l’amore grazie a qualche formula semplicista. Il suo esercizio chiede un prezzo non lieve, sempre ricompensato dalla percezione del divino, anche qualora la fede dovesse allentarsi.

I Versi di ieri e di oggi non danno lezioni di morale, né lustrano pomelli filosofici: mostrano, con il D’Errico di sempre, una scelta di vita che si screma nella predestinazione del domani, senza pretese di veggenza.

Per D’Errico l’amore è vita, è la vita che lo racchiude in sé; e né la vita, né l’amore si estinguono al tradimento che li offende, che li lede in troppe circostanze.

Il poeta non condanna i carnefici della natura, i signori della guerra, gli appaltatori di catastrofi: modula una tristezza intensa e dolcissima di fronte all’inerzia delle coscienze.

E il suo sospiro grande abbraccia l’universo.

Musicofilo e musicista, ha la metrica in punta di lingua; essa si libra lesta dai polpastrelli: ogni poesia un afflato, una canzone, una dichiarazione di lucente sensibilità.

Nel prologo ci fa sognare la silhouette ideale di un uomo snello, dritto, che passeggia per boschi e per campagne, dosando il suono del violino, l’arpa dell’anima.

Alla base del messaggio poetico le parole sensitive, la loro ombra silenziosa, discreta, eppure segnante come l’impressione dell’argento sull’erba.

Sereno e confortante, il fluviale ritmo di In morte di Stano, la cui cadenza è una nenia d’acque.

Morbido velo in movimento che si estende e si trasmette alla delicatissima sequenza di Tre liriche per Orietta, un gioiello di sensazioni in lindo acquerello.

Veri capolavori le Ricordanze (I e II), Il cuore della terra, e in maniera straordinaria e prepotente la densa, saggia, commovente intonazione intimista di L’uomo e la sua ombra, racconto in versi, raccordo tra l’invincibilità del tempo incalzante e l’intramontabilità del legame con il proprio fato, quindi dell’immortalità della gioia d’amore. Nella doppia stesura di Per i bambini di Rio si può godere di due impronte di lettura diverse, anche per chi poco si raccapezza con lo spagnolo; ecco, in questa lingua pare che si esalti una pagana luce panica, mentre nella versione italiana le emozioni si apprezzano in una veste più catartica, sublime anche se sovraesposta.

Giuseppe D’Errico – Versi di ieri e di oggiPer caso sulla piazzetta 2011, pp. 74, euro 10.

Armando Saveriano

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  1. Trovo incantevole la voce di quest’autore.
    Voce che incontra quella del lettore fino a confondersi con essa, a diventarne un tutt’uno in una osmosi perfetta, come cielo che bacia la terra all’orizzonte.
    Con una sorprendente semplicità invita alla vita, esorta a fremere per quel frullo di emozioni che attraverso povere cose riscalda il cuore.
    In ogni frammento di intimità condivisa appare nitido un senso profondo di religiosità, alimentato da pensieri di incomparabile umiltà: guardare all’uomo solo sulla scogliera dell’infinito, porsi in ascolto delle parole del silenzio, gioire per la vita che al tramonto s’illumina soave di nuova primavera, non rammaricarsi per il giorno ch’è passato perché ancora vive e nel presente si rinnova e dura.
    Tutta la raccolta è un afflato d’amore che dà ossigeno alla speranza dell’Eterno.
    E’ canto alla vita, danza dei sogni, musica di emozioni, paesaggio di ricordi, dialogo con l’anima.
    E’ arte, in tutte le sue forme.

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