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La torcia della sopravvivenza

In Eventi on 11/03/2012 at 21:27

Non è caso raro pervenire alla poesia negli anni della maturità, e nemmeno attraverso il velo del dolore. Soffrire l’indicibile perdita di un figlio sembra, ed è, espressione estremamente riduttiva. Eppure, dall’impossibilità del dire scaturisce un flusso di energia che distoglie dai piani dissociativi dell’abbandono e della depressione.

Le poesie di Lucia Duraccio compongono i grani di un rosario dove a prevalere non è tanto l’angoscia quanto la malinconia, e la malinconia è un vento dolce che conforta; il senso religioso è una costante fissa, ma non risulta invasivo nelle ombre laiche generate dalle sue parole.

Nonostante l’audace accostamento, leggendo Le ceneri e il germoglio (Per Versi Editori, 2012) viene da pensare ad una parentesi letteraria di Marguerite Yourcenar che, distaccandosi episodicamente dalle prose, si dedicò a una piccola silloge poetica dedicata ad una persona scomparsa (Sept poèmes pour une morte, 1929).

La Yourcenar aveva in scarsa simpatia il verso libero, la dissoluzione delle forme; Lucia Duraccio è invece erede di una poesia che respira attraverso i sensi e le evocazioni del passato, e che è discontinua sul piano musicale proprio perché, seguendo la tendenza contemporanea, evita il concorso di una metrica definita.

Il volumetto, in cui traspare ad intermittenza qualche suggestione surreale, come nel brano vagamente prevertiano Sconosciuta, si inserisce opportunamente nel ciclo 2 della rassegna di incontri letterari equilibri, il cui scopo è dare sostegno e visibilità ad autori e a case editrici che, pur vantando dignitose premesse, a livello distributivo non hanno ossigeno per proporsi in maniera capillare.

Cornice assolutamente idonea per consentire al pubblico una completa conoscenza di questa nuova autrice, la chiesa di S. Nicola da Tolentino in Atripalda, sul cui sfondo si alterneranno, sotto la direzione artistica di Giovanni Vesta, ideatore di equilibri, le voci critiche di Maria Grazia Colucci ed Armando Saveriano, moderate da Stefano Santosuosso, e le interpretazioni di brani scelti a cura di Francesca Ambrosio, Eliana Cioce, Lorenzo Iacuzio, Cristiana Mangiusti, Nicholas Valentino, giovanissimi attori dei laboratori LogLabs di Logopea. L’appuntamento con Le ceneri e il germoglio è per sabato 17 marzo alle ore 17.

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  1. Mi ha turbato non poco la poetica di Lucia Duraccio.
    Una madre che vive nel ricorso del suo amore, di quel tenero fiore che, sebbene troppo presto reciso, continua a diffondere un inebriante profumo.
    Una Donna che non cede al dolore; lo elabora e lo vince.
    E’ sull’orlo di un baratro, ma non cade, sostenuta anche da una fede solida.
    Mette a nudo ogni sua fragilità aprendosi a riscoprire la gioia di vivere, quasi come necessità di rifiorire per dare un senso a quella morte, come germoglio che tra le ceneri si scopre alla luce.
    Dietro quel grido muto, soffocato da un dolore ingiusto e inesorabile, giunge chiaro un messaggio di speranza: che ciascuno, forte della propria vulnerabilità, riesca a carpire la delicata essenza di questo meraviglioso dono che, nonostante tutto, è la vita.

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