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Le ceneri e il germoglio

In Libri on 11/03/2012 at 21:27

Catartico e struggente, melanconico e rassicurante: questi gli aggettivi che, a mio avviso, ben si addicono a Le ceneri e il germoglio, opera prima dell’esordiente Lucia Duraccio.

Celebratrice delle cose umili, timida pittrice di teneri quadri di paesaggi interiori e non, la Duraccio traccia le linee del proprio percorso esistenziale, che non le ha lesinato il dolore più grande; una sofferenza che si è però accompagnata ad una ferrea speranza di rinascita e rivincita.

Proprio il dolore diventa lo stimolo per la schiva poetessa, uno dei tanti filtri per osservare il mondo, lente che non deforma la realtà ma che anzi la rende sublime, quasi sacra. La poesia diventa, in questo modo, sano pretesto per purificare l’animo offeso; un’occasione di reviviscenza, quindi, e di scoperta di altri orizzonti e di altre possibilità, confinate o sopite ma mai del tutto atrofizzate.

L’insieme delle sue poesie rappresenta il concretizzarsi di una inclinazione letteraria nata per caso, ed afferrata con fanciullesco candore; la neo poetessa, con stupore ed entusiasmo, accoglie la nuova sfida di fronte alla quale la vita la pone.

E si prepara così, con l’augurio di chi scrive, a voli di portata sempre più ampia, al corteggiamento tenace di una Musa che sa ripagare gli allievi umili e volenterosi dischiudendo loro gradualmente le porte di un’arte millenaria dalle molteplici facce, dai molteplici caratteri.

Lucia Duraccio – Le ceneri e il germoglio – Per Versi 2012, pp. 54, euro 10.

Maria Grazia Colucci

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