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Tributo a Jane

In Commenti on 02/04/2012 at 11:53

Immaginiamo di trovarci nel mezzo di una fiera di campagna, e di seguire una coppia: lei, giovane ed emozionata, splendente di quella bellezza che solo la luminosità può accendere, quando si è felici, anche in chi non è proprio avvenente; lui, più maturo, di complessione atletica, solido e rassicurante.

Entrambi sostano, incuriositi, davanti alla tenda di una zingara che predice il futuro. Entrano, più per divertimento che nel serio intento di por fede ad improbabili responsi. L’uomo paga l’onorario, la donna si sfila i guanti, e porge il palmo, quasi per gioco, alla chiromante.

L’indovina legge: “Ci sarà solo un vero grande amore nella tua vita. La linea della salute non mi piace: è troppo corta e molto irregolare. Ma… che strano… la linea della vita è molto lunga. È la più lunga che abbia mai visto. Hai un dono, signora mia. Un dono speciale!”

Purtroppo una catastrofica situazione finanziaria nella nobile famiglia di lui, e il conseguente  altruistico sacrificio di lei, si frappongono all’amore, li separano per il mondo. La giovane donna si ammala, forse per una manifestazione grave del morbo di Addison, e finisce per spirare a poco più di quarant’anni.

L’identità dell’uomo è incerta, sicuramente il nome di Frederick Ashford è fittizio, escogitato per proteggerne la vita privata. Ma il nome della donna è Jane. Jane Austen.

Nata nel 1775 a Steventon, nell’Hampshire, è a buon titolo considerata tra le massime scrittrici inglesi, al pari di Charles Dickens, delle sorelle Brontë, e, per la poesia, di Emily Dickinson.

Autrice di capolavori romantici, ben saldi nell’ambientazione storico-sociale di un’Inghilterra descritta negli ambienti dell’aristocrazia di campagna e delle stazioni termali, Jane Austen si è guadagnata davvero quell’immortalità preconizzata dalla zingara nelle pagine del suo diario.

Fatto è che la zingara e il diario sono invenzioni letterarie, formidabili supposizioni della sceneggiatrice americana Syrie James. La James, appassionata dell’opera straordinaria della grande scrittrice vissuta tra Bath, Southampton e Chawton, crea un godibilissimo falso letterario, The lost memoirs of Jane Austen (Piemme Bestsellers 2010), attribuendo alla sedicente Dr. Mary I. Jesse (docente di letteratura inglese presso l’università di Oxford e presidente della Fondazione Letteraria Jane Austen) il merito di aver assemblato lettere, annotazioni e memorie trovate in una cassa da marinaio nella vecchia soffitta di Manor House, il cottage vicino a Chawton, dove Jane visse nel periodo conclusivo della sua terrena esistenza. Accanto ai carteggi, sotto una pila di manoscritti, viene rinvenuto un gioiello: un anello con rubino, all’interno di una custodia rivestita con velluto. Significato e valore affettivo dell’anello saranno evidenti durante la lettura del diario.

A Syrie James piace infatti (e non solo a lei, anche a noi) attribuire a Jane un segreto amore intenso, coerente, ricambiato, dagli esiti ahimè sfortunati, con un uomo di cui potrebbero essere stati proiezioni emotive i vari protagonisti o coprotagonisti maschili dei romanzi, da Willoughby a Darcy, a Edward Ferrars.

Jane Austen dedicò la vita alla scrittura. Teniamo conto che la corrispondenza, ad esempio, era il miglior modo, soprattutto nell’emisfero femminile, di mantenere i contatti con le amicizie e gli affetti, oltre a dar senso a giornate altrimenti spese in visite, chiacchiere, preparativi per le uniche forme di socializzazione dell’epoca: le feste danzanti, gli acquisti e i programmi in vista delle vacanze estive nei soggiorni alla moda, qualche escursione e merende all’aperto.

La Austen ci lascia sei romanzi, uno più bello dell’altro, che meritano di essere riletti o addirittura scoperti dalle nuove generazioni, maschietti compresi; cinema e televisione hanno lavorato alle riduzioni, per il piccolo e grande schermo, di capolavori come Sense and Sensibility, Pride and Prejudice, Mansfield Park. E le case editrici del vecchio e nuovo continente continuano a ristampare queste opere che hanno già dimostrato, nel tempo, di non tramontare mai.

Armando Saveriano

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  1. Ho avuto il piacere di leggere quasi tutti i suoi romanzi, in effetti mi manca proprio Mansfield Park.
    La Austen è una tra le mie scrittrici favorite, adoro il suo stile, le espressioni che usa, il suo essere contemporaneamente elegante e moderna, classica e innovativa.
    Una delle penne più genuine che abbia mai letto.
    Non conoscevo il retroscena zingaresco, mi ha fatto molto piacere scoprirlo.
    Un abbraccio a te e Giovanni.
    Maria.

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