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Da Ariston a Zara

In Libri on 29/04/2012 at 14:52

Scorrendo le righe di Da Ariston a Zara è come se ci trovassimo catapultati in un mondo che avremmo sempre voluto conoscere ma che, per la maggior parte delle persone, resta avvolto in un alone di mistero.

Cosa si nasconde dietro il proiettore di un cinema?

Quello che viene riflesso è sotto gli occhi di tutti, ma pochi hanno la fortuna di vivere e scoprire i mille segreti di una sala cinematografica, e non mi riferisco solo alla meccanica della macchina, bensì alla vita di un piccolo cinema, quali possano essere stati i due protagonisti del testo di Pasquale Gerardo Santella.

Ariston e Zara, dalla A alla Z, alfa e omega della vita di una piccola comunità campana che in quelle sale faceva vita sociale, tra un apprezzamento, una sigaretta, un commento e, sovente, un love affair. Dopotutto, il buio della sala concilia ancora oggi abbracci e baci tra innamorati.

Da accanita lettrice e appassionata di cinema, ho apprezzato la descrizione minuziosa ma non retorica e leziosa della vita dell’autore e della comunità di Palma Campania vista attraverso gli occhi virtuali di questi due cinema, come fossero due personaggi, Ariston e Zara, che descrivono gli uomini, le donne, i ragazzi e le ragazze che in quarant’anni di vita hanno animato le loro sale.

E’ come se fosse il cinema a raccontare la vita dei palmesi e non il contrario.

Leggendo le pagine di Santella, mi sono sentita protagonista di un film, un po’ come l’adulto Totò ripercorre la sua vita osservando le macerie del Nuovo Cinema Paradiso, attraverso bobine e pellicole, vecchi manifesti e locandine ormai stracciate. L’Ariston e lo Zara raccontano la vita dei palmesi al tempo del regime fascista, quando le sale del cinema, su disposizione comunale, furono attrezzate in un locale di proprietà del comune per fungere da mezzo di comunicazione di massa per lo più a scopi di propaganda, ma anche per offrire svago al popolo. Il cinema “doveva svolgere non solo la funzione di divertire, di permettere un’evasione dalle difficili condizioni della vita quotidiana, per proiettarsi in un mondo artificioso dove soddisfare ogni desiderio; ma anche di offrire storie edificanti che proponessero modelli di comportamenti ispirati all’ideologia del Regime”, un po’ quello che accade oggi con i vari reality televisivi (fatte ovviamente le dovute differenze, soprattutto di contenuti). Il Regime, per un certo verso, ci aveva anche visto giusto!

L’Ariston e lo Zara hanno contribuito all’emancipazione delle donne palmesi: “in un tempo in cui il sesso era un tabù, anche i rapporti tra ragazze e ragazzi non erano certo aperti”.

Era il tempo in cui la propria donna (moglie, madre, figlia o sorella che fosse) doveva portare la gonna, lunga possibilmente, ma contemporaneamente i pensieri degli uomini di casa erano rivolti alle belle attrici che mostravano voluttuosamente labbra e lembi di pelle scoperti (agli inizi le scene di baci, carezze e quant’altro potesse minare la morale cattolica del tempo venivano deliberatamente e fisicamente tagliate).

Era il tempo in cui c’era ancora un modello di eroe da seguire: qualcuno voleva essere Robin Hood, qualcun altro Ivanhoe, altri ancora Tarzan che scorrazzava libero e felice nella foresta africana aggrappandosi a liane che trovava sempre al posto giusto al momento giusto.

Ognuno, in quella piccola sala, nel buio condito dal fumo di sigari e sigarette che si colorava di blu davanti al fascio di luce emesso dal proiettore, diventava qualcun altro, restando sempre se stesso.

Oggi, purtroppo, restiamo qualcun altro anche quando, dal cinema, usciamo.

Pasquale Gerardo Santella – Da Ariston a Zara. Abbecedario di vita, morte e miracoli del cinema a Palma Campania dal dopoguerra agli anni 80 in 43 sequenze e 43 immaginiMichelangelo 1935 Editore 2011, pp. 117.

Barbara Guerriero

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