Logopea

L’errabondo canto

In Libri on 02/05/2012 at 10:41

E’ quello altissimo, tribolato, irriproducibile, trasfigurante di Dino Campana, uno dei poeti più stratificati, complessi e controversi, probabilmente meno studiati nelle scuole, che ancora s’affossano nelle programmazioni rigide e ripetitive, poco o niente indugiano sulle polemiche rondiste avverso il futurismo marinettiano e sull’ermetismo di cui alla base sta l’irrazionalità aristocratica e sperimentale del Nostro.

Cionondimeno, la bibliografia che lo riguarda si arricchisce di un prodotto nuovo, accurato e originale, per i talenti e i meriti di una coppia di poliedrici artisti e operatori culturali, Simone Lucciola e Rocco Lombardi, entrambi di Formia, entrambi aureolati da quella tipica irrequietudine d’anima, che caratterizza genio e anticonformismo, tensione interiore e propaggine di sogno.

Probabilmente essi hanno sentito quel dovere riparatorio che ancora spetta al peregrino autore dei Canti Orfici, ne hanno accolto la comune cittadinanza nei labirinti corticali di quella sconcertante, irregolare, immensa cattedrale sospesa nel non-tempo e nel non-spazio che è estro inalienabile e virtuoso al di là delle ordinarie classificazioni.

E l’hanno riportato a noi, nella maniera ad essi congeniale: con uno splendido e sostanzioso volume a fumetti, che tenta (e ci riesce pregevolmente) di guardare e di indurci a guardare / ridisegnare il mondo e i suoi onirici dubbi attraverso le lenti lucide e deformanti di una mente che senza sosta elucubra, giocoliera e perseguitata, nel sense of wonder e fruga (non potendone fare a meno) nei crepuscoli dell’abisso.

I chiaroscuri del tratto, addensati e all’improvviso di luminoso abbrivio, fanno da giaciglio e da vettura fascinosamente rétro alla storia e al cosmo nel percetto di una coscienza acuta e disturbata, rutilante e sovrasensibile, capace di incavare ampiezze infinite nelle minuzie sfuggenti ai più.

L’epopea di Campana ci viene proposta in una sua ricostruzione sensoriale che rapisce e che  – sottilmente – persino sgomenta, perché è sintesi avventurosa e accidentata di esperienze multiple e di due forme di reale lontane e diverse: la generale accreditata e la soggettiva convulsa.

Soprattutto, Lucciola e Lombardi colgono felicemente le antinomie un linguaggio vertiginoso e sensazionale, che sgrana e recita il conflitto tra disinganno e illusione, corrosione e levità, ingabbiamento ed espansione, spirito sciolto e lunarità dolorosa, dove lungo la mappa di un imprevedibile percorso l’inospitalità, le barriere, appartengono in esclusiva (e immiseriscono tanto nella nostra valutazione a posteriori) a uomini e donne, intellettuali e medici, burocrati e carabinieri, irreggimentati nella diffidenza del convenzionale.

Sono in pochi, ad ascoltare e ad accogliere, accompagnare e condividere: i puri, gli spregiudicati o i paria, gli anticonformisti o gli hobos. O i fanciulli.

Tra carcere, esilio culturale, manicomio e successione di viandanze in territori e in mestieri, sottovalutato, disprezzato, stigmatizzato, ingannato e frainteso, Dino Campana ha peraltro colto l’ineffabile, ha goduto della bellezza di orizzonti e verità estranei a miopi, a supponenti e a prevenuti. Debitori riconoscenti a Giampiero Neri, che ha fornito suggerimenti e testimonianze (e che della intralciata stampa dei Canti Orfici assicura di possedere l’edizione prima, quella della tipografia, con tanto di dedica a Guglielmo II, imperatore dei Germani, graffiata con lo sgarzino), Lucciola e Lombardi ci consegnano un’opera degna di risalto, che è attestazione e conferma di intraprendenza, lungimiranza, dedizione appassionata e arte.

Simone Lucciola, Rocco Lombardi – CampanaGiuda Edizioni 2011, pp. 64, euro 12.

Armando Saveriano

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