Logopea

Quelli che…

In Commenti on 20/05/2012 at 14:32

Quelli che si credono onniscienti, quelli che si vantano di chissà quali successi nazionali (ma in che settore, poi, resta da verificare), quelli che mascherano con generiche indisposizioni la scarsa volontà di esserci, salvo poi andare a fare le divette dei poveri in luoghi che meglio si presterebbero ad altre attività, incluse quelle ludiche.

Quelli che ad equilibri hanno voluto esserci ad ogni costo, chiedendo un passaggio a parenti, amici e sodali, o prendendo un autobus. O anche raggiungendo il Centro Sociale a piedi: in fondo – almeno per gli avellinesi – non è un luogo lontano. E poi, nulla è irraggiungibile, quando ce n’è la voglia.

Quelli che si vedono negli eventi culturali soltanto per farsi notare: poetini e scrittricine con ben pochi inchiostri in dotazione, che fanno parte della serie do ut des: “Io c’ero, amico caro: sono venuto a farti visita. Mi hai visto, vero? Intanto ti faccio dono della mia ultima fatica letteraria, ti aspetto poi alla mia presentazione”. Fatica, appunto. Termine perfetto per definire quella che dovrebbe in realtà essere un’attitudine naturale. Ma quanta carta sprecata, signori cari. E quanti sforzi. Un buon lassativo e delle foglie di fico, non sarebbero più utili?

Quelli che hanno speso un po’ del proprio tempo per entrare in contatto con nuove persone, con nuove realtà e nuovi argomenti, mentre il resto della cittadinanza se ne stava a perder tempo altrove, crogiolandosi nella propria beata ignoranza.

Quelli che appartengono ad una certa classe docente (e indecente), che fa dell’indisponibilità e della non-innovazione il proprio grido di battaglia. La neve copre ormai da mesi le aule, senza che gli allievi, assetati di (non) sapere, possano accostarvisi. Peccato solo per una coppia di paroline, che fuga ogni possibile dubbio al riguardo: Avellino e maggio. Non inverno e Jacuzia, dunque.

Quelli che hanno prestato la loro collaborazione perché tutto funzionasse alla perfezione, che ci fosse o meno la folla oceanica. L’impegno è stato lo stesso, la qualità è stata addirittura superiore, dati l’attenzione e l’interesse vivo dei partecipanti. Less is more, come sosteneva il sobrio Ludwig Mies van der Rohe. Ma neanche questa è una novità.

Quelli che, sempre per presenzialismo, hanno fatto la loro comparsa con facce da beoti per cinque minuti tutt’altro che memorabili, e poi… via, più veloci della luce! Perché non tutti sono Superman, ma quei cinque minuti non si negano a nessuno.

Quelli che si sono messi in gioco, perché in fondo tutta la vita è un gioco, ed hanno aderito alla rassegna incastrando le prove tra un saggio di danza e un compito in classe, tra un progetto scolastico ed un esame universitario. Quando si dice: volere è potere. Alla faccia di quelli che si fanno telecomandare da genitori-chioccia nonostante la maggiore età, o che si dilettano essi stessi a fare le chiocce in giro per boschi e radure, fintamente irraggiungibili da chiunque, fosse pure la nonna (al cellulare) sul letto di morte. Educazione, questa sconosciuta…

Quelli che fanno i dirigenti scolastici a tempo pieno ma non sanno leggere, convinti come sono che Il Maggio dei Libri debba tenersi a gennaio. L’avranno detto giusto per sentirsi avanti coi tempi? Chissà… Intanto la figuraccia è fatta. E loro, pur di non intaccare l’insegnamento di docenti incapaci di sfrondare programmi assurdi, continuano ad emettere boiate, previste ma non richieste. Bocciati senza appello.

Quelli che hanno accettato serenamente di stare fermi un turno, così da non stressarsi oltremodo, e ben consci del fatto che – a rotazione – tutti gli attori possono ben figurare. In fondo, anche nelle migliori mostre temporanee, le opere d’arte non si espongono sempre tutte quante insieme.

Quelli che, a dispetto dell’autonomia scolastica, non considerano mai una leggera deviazione dai programmi ministeriali di lettere degli anni precedenti, che hanno cristallizzato e che eseguono pedissequamente ogni anno, in maniera meccanica, con l’indubbio vantaggio di evitare lo studio di nuovi argomenti. Sono soggetti evidentemente spaventati dall’idea di dover sciorinare la propria ignoranza qualora venissero alla luce – di fronte alle classi – autori mai letti prima (Campana? Campana chi…?), e che sono ben lontani dalla convinzione che si può imparare a qualunque età, che la curiosità del conoscere fa bene, e che è anche bello sperimentarsi.

Quelli che continuano a crederci, nonostante tutto e tutti. Quelli che credono che la cultura e la politica non debbano essere obbligatoriamente correlate, e che la prima prescinda da gente che la usa solo per questioni economiche, istituzionali, per farsi bella in pubblico, come si usa dire, e che la relega poi in ruoli marginali. Se l’Italia attuale va a rotoli, è anche colpa di gente così.

Quelli che hanno da fare visite mediche (ma emetteranno mai fatture per il lavoro prefestivo, questi dottori?), quelli che lavorano tutti insieme di sabato pomeriggio, quelli che hanno sempre almeno un parente con un principio di influenza, quelli che non si muovono se i loro figli non recitano, quelli che aspettano un invito dal Papa altrimenti non si spostano neanche mandandoli a prendere da una Limousine con autista in livrea bordata oro. E non si vergognano neppure per le migliaia di bugie che raccontano.

Quelli che ad equilibri sono venuti di propria spontanea volontà, consapevoli del fatto che cultura non è sempre sinonimo di noia. Giuseppe, Simone, Alfonso, Pasquale Gerardo, i ragazzi dell’ISISS Ronca, tutti gli altri ospiti presenti possono confermarlo. Sarò anche di parte, ma permettetemi di affermare – e lo faccio con cognizione di causa –  che di rassegne letterarie divertenti, varie e non autocelebrative ce ne sono poche, in giro. E a costi irrisori, ancor meno: tutti cercano l’aiuto economico di tutti. Noi, no: siamo riusciti a realizzare un calendario interessante senza svenarci, e senza pagare inutili gettoni di presenza a personaggi à la page ma di pochi contenuti.

Quelli che hanno promesso collaborazioni, partecipazioni, partnership che non abbiamo visto neppure col binocolo, mentre (a loro insaputa?) si stipulavano accordi con personaggi di quart’ordine, di quelli che pretendono trattamenti di riguardo credendosi Strehler, Albertazzi, Volontè. Oh yes!

Quelli che avete appena letto. Sono pensieri sparsi e in libertà, che vanno soppesati attentamente per rendersi conto di come sia complicato trattare di cultura in un mondo tanto superficiale. Analizzateli, e contateli: quelli di un certo tipo, purtroppo, sopravanzeranno gli altri. Al mio paese, questi si chiamano squilibri.

Giovanni Vesta

Annunci