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Lettere, o non lettere?

In Commenti on 28/05/2012 at 11:42

Sembrerebbe un caso, ma pare che tutti gli studenti passati dai licei classici e scientifici, o dalla facoltà universitaria di Lettere, negli ultimi decenni abbiano incontrato difficoltà con la lingua italiana. Sarà colpa dell’uomo sulla Luna, che passando avrà spedito grammatica ed ortografia su Marte, senza che queste potessero fare ritorno?

Anacoluti a gogò, difficoltà di coordinare le proposizioni (non che coi pensieri vada meglio, in effetti, ma almeno quelli non sempre sono scritti); sovrabbondanze di che, di punti esclamativi e sospensivi bilanciate da evidenti carenze di virgole, punti, punti e virgole che – memori della Malafemmina di Totò e Peppino – non ritroviamo neanche come bonus in fondo alla pagina.

Gli illetterati di cui sopra si sentono dèi di un presunto olimpo della conoscenza se possono vantare un titolo universitario – acquisito con poco impegno e con ancor meno passione – e in linea di massima una casta, un’elite, un circolo di eletti se hanno studiato nei licei prestigiosi, quelli con la elle maiuscola, quelli veri (Il liceo artistico? Il socio-psicopedagogico? Giammai! Quelli non sono veri licei!)

Tutta questa spocchia crolla quando poi, nel loro parlare (o nello scrivere), le t e le d, le p e le b si interscambiano in modalità random, quando iniziano a comparire episodi di congiuntivite analfabetica, o qualche sintomo di incipiente sintassite che sarebbe opportuno controllare con delle apposite analisi (del periodo, naturalmente), e a volte perfino i postumi delle incidentali (peccato che non esista un modello CID per l’occasione). Sempre nella speranza che le coordinate e le subordinate, per certa gente, non siano tristi malattie del melo cotogno.

La triste notizia è che gli incolti figuri, che si sentono scrittori, poeti, giornalisti, e professori (maddeché?, verrebbe da dire) si risentono se qualche comune mortale (rigorosamente non olimpico) tenta di correggere i loro obbrobri per renderli quantomeno presentabili su un giornale, su un blog, in un libercolo, o da qualche altra pubblica parte. Le loro sono sempre opere divine, immortali come la Gioconda, la Divina Commedia o la Nona di Beethoven, e non vanno alterate!

E guai a toccare i patchwork che certi pseudo-furbi preparano accuratamente attraverso sfrenate sessioni copiaincolla di Wikipedia, giusto per ben figurare con professori, direttori di giornale, addetti ai lavori. Anche se contengono – intonsi – tutti i links esterni per una successiva e più approfondita visita. Sprovveduti, oltre che idioti. Quando la laurea non basta a fare un uomo maturo, si potrebbe agevolmente rimarcare.

Io non sono un letterato, e me ne vanto. Ma, grazie a Dio, sono un lettore molto attento, e ritengo che tanti, troppi figuri dalle velleità scrittorie, dovrebbero fare qualche passo indietro, ripartendo dalla fonetica, dall’abbecedario, da un sussidiario di terza elementare, da una grammatica per le scuole primarie, da un dizionario per bambini, in modo da imparare l’uso dei segni d’interpunzione, e da rivalutare l’esistenza dell’analisi grammaticale e dell’analisi logica. Incluso un sano ripasso delle rime baciate e non. (Un paio di ceffoni, altro che baci!)

Solo più avanti, dopo aver capito per bene che con le frasi di senso compiuto, anche del tipo più banale (soggetto-predicato-complemento), per giustapposizione si può costruire un discorso più articolato, si potrà eventualmente accedere all’analisi del periodo. Per fasi, quindi, senza bruciare alcuna tappa, e senza pretendere di fare il passo più lungo della gamba.

Che da lì a scrivere articoli, saggi, recensioni, quando si hanno difficoltà perfino a mettere due parole in croce, ce ne corre. E quando non si riesce neppure ad affrontare un cruciverba senza cadere in depressione per una variante povera del blocco dello scrittore, allora davvero non c’è laurea che tenga. Se poi certe persone delle lettere proprio non possono farne a meno, beh… ci sono sempre quelle da ricamare al punto croce!

Giovanni Vesta

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