Logopea

Game over

In Commenti on 29/05/2012 at 09:17

Tutto ciò che è bello ed interessante ha un inizio ma anche una fine. Questa volta tocca a me scriverne una, in maniera lucida ma tutt’altro che indolore, ripercorrendo qualche tappa dei miei quindici anni di permanenza in Logopea. Ebbene sì, è giunto il momento di separarmi da quella che considero una figlia adottiva, a cui ho donato il mio tempo e le mie energie per plasmarla e trasformarla in una realtà vitale sul territorio irpino, raccogliendone i cocci dalla precedente e confusa gestione.

Detriti dovuti all’inesperienza associativa, al suo essere stata per tanti anni – come recita il timbro storico – un campo di azione culturale amatoriale, di aver funto da area parcheggio per gente che in passato – spesso ed egoisticamente – ha utilizzato l’associazione come trampolino di lancio professionale, come rifugio/scappatoia da famiglie assillanti, perfino come luogo per conoscere il/la proprio/a possibile partner (eh, quanti casi!), ma mai come mezzo di vera crescita personale.

Prima del mio arrivo, alcune funzioni erano svolte in maniera un po’ approssimativa, con un deus ex machina (chi, se non lui?), che attribuiva ruoli e competenze a seconda delle stagioni, ma senza un esecutivo vero e proprio, e senza una figura di raccordo che riuscisse a tenere i fili dell’esuberanza di taluni, e a muovere quelli dell’indolenza di talaltri. La vita va presa di petto, e allora me ne sono fatto carico. Pianificando le attività, e distribuendo ad hoc le nostre ottime risorse umane, in tutti i settori si sono visibilmente moltiplicate le opportunità di farci notare per la qualità del costrutto e per la validità delle scelte effettuate, senza mai ricorrere al politico di turno o allo sponsor che tenta di dettar legge, come capita ad altre realtà.

L’onestà intellettuale, come si diceva in un vecchio post, non si compra al mercato.

All’interno di Logopea, in questi anni, decine di persone sono passate in rassegna con presunte aspirazioni artistiche. Si è dato loro tutto il tempo di formarsi, di misurarsi con impegni via via più importanti, fino all’esordio in presentazioni librarie, recital, spettacoli, perché potessero mettersi finalmente in gioco e capire quanto talento vero ci fosse in loro, a volte rischiando io stesso nel firmare un esordio, qualora gli esiti avessero tradito le aspettative.

Un bilancio? Meteore, quante sono le stelle che si vedono nella notte di San Lorenzo. Talenti, al massimo, quante sono le dita di una mano.

Con i laboratori rimodellati, ripensati, per alcune parti reinventati, si è ritrovata la spinta per dare continuità e prospettive formative a ragazzi con qualche interesse per la cultura, scenica o letteraria che fosse. E di questo non posso che vantarmene. Ho lottato tanto perché si ripristinasse uno dei punti fondamentali di Logopea: la formazione, in pieno accordo/disaccordo (a seconda dei punti di vista) con lo storico, dispotico, irascibile presidente, compagno di tante battaglie, discussioni, progetti, e spesso principale ed ostico avversario dall’ego smisurato.

Tutti sono utili, nessuno è indispensabile.

Le cose cambiano, e il taglio del cordone da una trentaduenne creatura, che sicuramente potrà sopravvivere senza la mia presenza, si rivela a questo punto necessario anche per la mia crescita personale: sento il bisogno di affrancarmi dall’associazione, che in parte ti copre le spalle quando si vuole sperimentare, ma che d’altro canto pone seri limiti quando c’è da ragionare in termini meramente lavorativi, quando le esigenze dei soci sono divergenti, quando si incrinano le basi di una lunga programmazione solo apparentemente consolidata.

Trasferirò altrove l’esperienza maturata finora, le idee e la voglia di produrre eventi di qualità, che ancora conservo intatte a dispetto degli anni, in qualche nuova impresa più in linea con quelle che sono le mie attuali aspettative professionali. Tanto, per fare il paio col luogo comune precedente, in questi casi si dice anche che morto un papa se ne fa un altro. Io non sono un papa, tutt’al più potrei identificarmi in un paziente frate: non ho mai sgomitato, non ho mai voluto comparire a tutti i costi, né ho fatto torto alle persone incrociate in questi anni (e se è capitato, me ne scuso ancora oggi).

Anzi, ripensandoci, i torti e gli attacchi gratuiti – talvolta cattivi – li ho subiti io, in più occasioni, da persone bifronti, infide, ingrate, capaci perfino di insinuare che mi sia arricchito alle spalle dell’associazione. In effetti mi sono arricchito, ma solo umanamente, grazie alle belle persone che ho conosciuto in questi tre lustri con Logopea; di soldi purtroppo no: quelli ce li ho rimessi, anche volentieri, consapevole com’ero di destinarli ad una giusta causa. Il caso ha comunque voluto che, avendo spalle solide, le negatività sono riuscito a schivarle, o a rispedirle al mittente. Questioni di equilibrio.

Certo è che non si può passare la vita da satelliti, da appendici del nulla. Non c’è di che gioire.

Tocca allora al Presidente MegaGalattico continuare il mio operato, e soprattutto gli è d’obbligo crescere, imparando a gestire ruoli a lui non propriamente cuciti addosso. A meno che non voglia cercare un segretario di stato, un assistente, un pretino di periferia, uno sguattero, qualcuno insomma che gli possa dettare i tempi: nel Napoli dello scudetto, Maradona aveva bisogno di Alemao, un uomo d’ordine, perché la manovra d’attacco fosse efficace. A lui – ridondante e baroccheggiante diva della cultura irpina – servirebbe giustappunto un nuovo mediano, perché il mio contratto scade esattamente adesso, nell’istante in cui lo scrivo. O meglio, non scade affatto: sono dimissionario, non licenziato.

Per il bene di Logopea, la speranza è che il Sommo Pontefice dell’associazione non si faccia infinocchiare da passioncelle artistiche volanti, da parvenu assurti a direttori artistici / attori / attrici / registi e quant’altro nel giro di una notte solo perché promettenti, o perché in possesso di un pollice opponibile (e quindi in grado di tenere in mano – forse – una penna). E’ già capitato, purtroppo, e i nefasti effetti ancor oggi si vedono qua e là per la Campania. E non solo.

Unitamente al mio commiato, anche bLogopea termina la sua attività: i martiri a disposizione per rilevarlo, gestirlo e lavorarci di fino sono ormai estinti da tempo. Un grazie a quanti hanno impreziosito – con i loro contributi scritti – questo esperimento durato poco più di due anni, nonché ai numerosi subscribers e ai tanti lettori occasionali.

A chi rimane, l’augurio di credere sempre nelle proprie idee, e di avere il meglio dalla vita. Buona fortuna, Log.

Giovanni Vesta

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  1. Ero piccolo e ho conosciuto una persona che mi ha fatto crescere! Con modi gentili mi ha aiutato a far capitolare la mia timidezza, mi ha capito e ha tirato fuori il meglio di me. Questa mattina ho chiesto: ci sarà ancora? Mia madre non ha avuto il coraggio di rispondermi ed io ……se lui vorrà lo seguirò!!! Con grande affetto Saverio.

    • Non ho molto da aggiungere al post di Giovanni Vesta ed alla risposta del piccolo Saverio. Solo tanta amarezza per questa interruzione.
      Maria Grazia Colucci

  2. Mi dispiace non ci posso credere!!!

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